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Original Article
Published on 09-10-98
Le
Disfunzioni del Sistema Cranio-Cervico-Mandibolare
Prima Parte
Umberto Montecorboli MD, DDS
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Parte I (numero 2.3) |
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CENNI DI ANATOMIA FUNZIONALE POSTURA ED ASIMMETRIA |
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RAPPORTI FISIOPATOLOGICI TRA APPARATO STOMATOGNATICO ED IL RACHIDE |
DISFUNZIONE DEL SISTEMA CRANIO-CERVICO-MANDIBOLARE |
| Parte V (numero 3.3) | |
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CLASSIFICAZIONE DELLE DISFUNZIONI CRANIO-CERVICO-MANDIBOLARI |
IL TRATTAMENTO DELLE DISFUNZIONI CRANIO-CERVICO-MANDIBOLARI |
INTRODUZIONE
L’osservazione
delle frequenti associazioni tra alterazioni dento-maxillo-facciali con disfunzioni
della colonna vertebrale, ha destato l’attenzione da parte di numerosi autori
promuovendo la ricerca scientifica in campo nazionale ed internazionale. I disturbi
Cranio-Cervico-Mandibolare sono stati per molto tempo descritti come "Sindrome",
mentre in realtà, corrispondono ad un complesso di problemi disfunzionali a
diversa etiologia.
I
dolori ai muscoli facciali e masticatori, la produzione di rumori articolari,
il blocco e/o il dolore all’Articolazione Temporo Mandibolare (in seguito A.T.M),
la limitazione funzionale dell’A.T.M., la cefalea nelle sue varie tipologie,
le vertigini, le rachialgie soprattutto cervicali, caratterizzano la sintomatologia
più frequente delle Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari (D.C.C.M).
Nella
diagnosi e terapia di questi disturbi l’esperienza e la professionalità del
medico e dell’odontoiatra, del fisiatra e del fisioterapista, del neurologo
e dello psicologo si completano a vicenda. La patologia che colpisce il paziente
sarà risolta o gestita con maggior successo e più rapidamente attraverso una
valutazione multidisciplinare piuttosto che con la prestazione isolata del singolo
professionista.
Nel
1887 Annandale descrisse la sintomatologia algica cranio-facciale in relazione
a disturbi a carico dell’A.T.M. e ne propose la correzione chirurgica. Nel 1934
Costen associò con questo gruppo di sintomi i disturbi funzionali del sistema
masticatorio, aumento pressorio intraarticolare a carico dell’ A.T.M. conseguente
alla perdita dei denti posteriori. Nasceva così la Gnatologia, una nuova scuola
di pensiero nella diagnosi e nella terapia di questi quadri clinici.
La Gnatologia fu definita,
nel 1955 da McCollum, la scienza che tratta i meccanismi della biologia della
masticazione correlando l’anatomia, la fisiologia, la patologia e la terapia
delle affezioni delle mascelle e denti e le relazioni vitali fra queste strutture
ed il resto del corpo. La Gnatologia classica per anni si è occupata di capire
e riprodurre, mediante l’utilizzo di idonei simulatori definiti articolatori,
i movimenti mandibolari eseguiti da un soggetto sano (Gnatologia Meccanica)
fino a quando negli anni ‘50 incominciò a svilupparsi la Gnatologia Bio-Meccanica
che permette di registrare completamente ed in maniera tridimensionale i movimenti
mandibolari nel paziente e nel soggetto sano osservando che l’occlusione (dentaria)
meccanica "ideale" fosse l’occlusione più fisiologica per il soggetto.
Successivamente entrambe le scuole gnatologiche dovettero confrontarsi con la
patologia cranio-cervico-mandibolare introducendo la componente funzionale dell’apparato
stomatognatico e copensatoria dell’intero organismo (Gnatologia Funzionale).
Nell’ultimo decennio la ricerca scientifica ha sempre più consolidato l’ipotesi
che le DCCM siano un gruppo di affezioni ad etiologia varia, dove i fattori
strutturale, neuromuscolari e psicogeni del soggetto determinano l’instabilità
occlusale e/o posturale del soggetto elementi cardine dell’innesco della patologia
stessa.
1.1)
Apparato stomatognatico
L’apparato
stomatognatico e’ un sistema integrato le cui tre componenti: Complesso dento-parodontale,
Articolazione Temporo-Mandibolare (A.T.M.) e Muscolatura masticatoria, sono
in stretto rapporto influenzandosi reciprocamente.
Complesso
dento-paradontale: identifica la posizione di fine corsa nei movimenti di chiusura
della dinamica mandibolare, inoltre la sua integrità permette una corretta postura
linguale nella masticazione ma soprattutto nella deglutizione. Infatti è nella
fase della deglutizione dove risulta fondamentale il rapporto di massima intercuspidazione
delle arcate dentari e per ottenere il perfetto coordinamento muscolare masticatoria.
L‘Articolazione
Temporo-Mandibolare: é una condiloartrosi e può essere considerata, dal punto
di vista biomeccanico la più complessa del corpo umano. E` infatti l’unica articolazione
simmetrica a funzione unitaria, essendo tutti i movimenti della mandibola bicondilari
in quanto possono avvenire per rotazione e/o translazione nei tre piani dello
spazio: piano sagittale mediano, frontale ed orizzontale. I segmenti ossei sono
costituiti, da un lato, dal condilo mandibolare e, dall’altro, dalla cavita’
mandibolare o fossa glenoide e dal tubercolo articolare dell‘osso temporale.
Tra
la superficie anteriore della testa del condilo e le superfici articolari dell’osso
temporale é interposto un menisco, o disco articolare, che divide la cavitá
articolare in un comparto superiore o temporo-discale ed in un comparto inferiore
o condilo-discale. La faccia inferiore del disco é concava mentre la faccia
superiore, adattandosi alla conformazione delle superfici articolari del temporale
é convessa nella cavitá mandibolare e concava in corrispondenza del tubercolo.
Il disco aderisce con la sua circonferenza alla capsula fibrosa articolare e,
anteriormente, al tendine dei fasci superiori del muscolo pterigoideo esterno.
Questo
cuscinetto adattabile può muoversi non solo avanti ed indietro, ma anche rotatoriamente.
I suoi movimenti sono passivi, tranne quelli più ampi provocati direttamente
dalla inserzione delle fibre superiori dello pterigoideo esterno.
La
componente ossea dell’ A.T.M è sede di un attivo rimodellamento dovuto alla
progressiva sostituzione dell’osso primario. Un aumento del carico biomeccanico
nell’A.T.M stimola la proliferazione cellulare e la formazione di tessuto cartilagineo,
partendo dalle cellule mesenchimali indifferenziate, il che determina un’ispessimento
degli strati di tessuto molle, contribuendo così allo sviluppo di deviazioni
della morfologia del condilo e della componente temporale ed alterazione secondarie
del disco. Queste modifiche morfologiche creano degli impedimenti meccanici
alla funzione articolare e così facendo aumentano ulteriormente il carico funzionale
dei tessuti articolari. Se, in breve tempo, il carico non viene ripristinato
nei limiti della tolleranza fisiologica, gradualmente si verificherá una alterazione
morfologica ( Deviation in form D.I.F.) con soluzione di continuità della superficie
articolare, che evolverá, se non si modificheranno le condizioni funzionali,
nella distruzione e deterioramento fino alla ARTROSI.
1.2
Muscolatura masticatoria
La
funzione del sistema locomotore dell’apparato stomatognatico può essere definita
come il prodotto dell’attività dei muscoli interessati, della anatomia e dei
rapporti funzionali delle superfici occlusali del mascellare superiore e della
mandibola, e delle possibilitá di movimento della mandibola condizionata dalla
forma e dalla funzione delle due articolazioni temporomandibolari. Funzione
= Funzione muscolare x occlusione x funzione delle A.T.M. Inoltre questa funzione
è anche influenzata dalla regolazione e coordinamento espletata attraverso il
Sistema nervoso centrale. Per ultimo, ma di fondamentale importanza, la capacità
di adattamento propria di tutte le strutture biologiche che perdura per tutta
la vita. I muscoli possono essere sede di processi di tipo distrofico e ipertrofico,
dovuti ad abitudini parafunzionali. Le arcate dentali possono essere interessate
da processi quali la perdita di elementi dentari, attrito o abrasioni delle
superfici occlusali o la perdita del supporto parodontale dei denti. Le strutture
delle componenti articolari sono soggette a continui processi di adattamento
o degenerazione. Inoltre la funzione del sistema locomotore puó anche essere
influenzata da alterazioni di strutture che non partecipano primariamente alla
costituzione dell‘ apparato masticatorio.
In
particolare questo vale per le strutture che appartengono alla colonna cervicale.
I
muscoli interessati alla dinamica mandibolare presentano alcune caratteristiche
particolari:
1)
La mandibola é solidarizzata al cranio tramite due articolazioni e ciò rende
necessario che i muscoli masticatori siano simmetrici: 2 muscoli masseteri,
2 muscoli temporali, 2 muscoli pterigoidei esterni e 2 interni. E’ da evidenziare
che tutti i muscoli vengono interessati in tutti i movimenti eseguiti dalla
mandibola anche se in maniera diversa in funzione del movimento. Infatti soltanto
durante l‘esecuzione del movimento di chiusura, sul piano sagittale, i due muscoli
masseteri si contraggono simmetricamente. Durante l’esecuzione di un movimento
di lateralitá verso destra, il fascio superficiale del massetere di sinistra
risulta essere piú attivo del corrispondente fascio del massetere di destra,
mentre i fasci profondi si comportano in modo esattamente opposto. La coordinazione
nervosa di queste attivazioni combinate di muscoli e parti di muscolo nei diversi
movimenti é estremamentne complessa ed a tutt‘oggi non completamente nota.
2)
Il movimento di chiusura della mandibola termina con l’entrata in contatto dei
denti inferiori con i denti superiori: l’occlusione. I denti entrano in occlusione
molte volte, durante l’arco della giornata, nella masticazione e nella deglutizione.
Quando i denti entrano in occlusione si realizza un contatto subitaneo fra lo
smalto, struttura dura e non elastica, di denti antagonisti che, generalmente,
presentano una mobilità, nelle loro strutture di supporto, anche se minima.
Contrariamente a quei movimenti che giungono ad una fine subitanea in altri
distretti del corpo umano, in questo movimento della mandibola non c’è alcuna
possibilità di controllo o feed-back visivo. Tuttavia siamo in grado di eseguire
dei rapidi movimenti di contatto fra i denti senza esitazione alcuna, senza
una decelerazione prima della fase terminale del movimento e senza danneggiare
la struttura dentaria.
3)
In linea di massima il movimento di apertura e quello di chiusura della mandibola
sono movimenti antagonisti. Ci si attenderebbe, quindi, che i due gruppi interessati
in questi movimenti, di apertura e di chiusura, fossero serviti da un numero
di recettori, fusi muscolari, più o meno equivalenti. Invece il numero di fusi
muscolari presente nei due gruppi di muscoli è completamente diverso: mediamente
i muscoli preposti al movimento di chiusura della mandibola contengono circa
300 fusi muscolari per muscolo. Nei muscoli abbassatori della mandibola, con
l’eccezione del muscolo pterigoideo laterale, non esistono fusi muscolari. I
muscoli direttamente interessati nei movimenti mandibolari possono essere divisi
in 4 gruppi principali. diversi funzionalmente:
1)
I muscoli massetere e pterigoideo mediale sono prevalentemente responsabili
per lo sviluppo di forze massive.
2)
I muscoli temporale e pterigoideo laterale sono attivi prevalentemente durante
i movimenti di posizionamento della mandibola.
3)I
muscoli supra ed sottoiodei sono per lo più attivi durante i movimenti di apertura
della mandibola.
4)
I muscoli del capo e del collo ed i muscoli della bocca forniscono un supporto
ulteriore ai muscoli sopramenzionati nei movimenti di posizionamento della mandibola.
I muscoli orali servono anche alla espressione facciale ed alla mimica.
Il
muscolo Temporale origina, come un ventaglio, dalla superficie laterale del
cranio.
La
sua inserzione si trova sul processo coronoide della mandibola. Per la sua forma
a ventaglio il muscolo può essere diviso, sotto il profilo funzionale, in due
parti: una parte anteriore e una parte posteriore. Le fibre della parte anteriore
hanno una direzione prevalentemente verticale, le fibre della parte posteriore
hanno un’impostazione più orizzontale. Sia per il diverso orientamento delle
sue fibre sia per la possibilità, che gli è propria, di eseguire contrazioni
selettive, il muscolo temporale ha la capacità di guidare i movimenti mandibolari.
Ciò vale soprattutto per i movimenti su un piano antero-posteriore. Ciò convalida
la osservazione clinica che vede il temporale spesso interessato in quei casi
di disfunzione craniomandibolari in cui le interferenze occlusali forzano la
mandibola in una direzione posteriore.
Il
muscolo Massetere é costituito da due capi: superficiale e profondo. La sua
azione principale avviene in chiusura stabilizzando la posizione della mandibola
e la sua massima attivitá si esplica durante il serramento. Wilkinson, che lo
considera come il principale protettore dell’A.T.M. , ha sperimentato che inducendo
il rilassamento del muscolo si ottiene una distrazione del condilo di circa
2 mm., quindi modulando la sua attivitá si possono evitare gravi danni ai capi
articolari( Bio Feed-Back ).
Il
muscolo Pterigoideo esterno, nascosto nella fossa infratemporale è oggetto di
molte speculazioni sulla eziologia delle disfunzioni cranio-mandibolari di origine
muscolare. Il muscolo è composto da due parti: il capo superiore ed il capo
inferiore. Il capo inferiore origina dall’aspetto laterale della lamina laterale
del processo pterigoideo. Il capo superiore origina dal lato inferiore della
cresta infratemporale della grande ala dello sfenoide e della parte squamosa
dell’osso temporale. I due capi convergono in direzione posteriore e laterale
verso l’articolazione temporo-mandibolare. In questa zona entrano in connessione
con la componente mobile dell’articolazione: al collo del condilo mandibolare
e al disco dell’articolazione temporo-mandibolare. Se i muscoli dei due lati
si contraggono in sincronia, spostano in avanti sia il condilo che il disco
articolare provocando l’apertura e la protrusione della mandibolala mandibola.
Se si contrae solo il muscolo di un lato si ottiene invece abduzione della mandibola
che si sposta verso il lato controlaterale al muscolo contratto.
Il
muscolo Pterigoideo interno si inserisce in alto e medialmente sullapofisi pterigoidea
dello sfenoide ed in basso e lateralmente sulla parte inferiore della faccia
mediale del ramo e dell’angolo della mandibola. Puó essere considerato complementare
al muscolo massetere.
Il
gruppo dei muscoli Sopra e Sottoioidei formano una connessione contrattile fra
la mandibola ed il torace. Essi sono prevalentemente interessati ai movimenti
di apertura della mandibola ed alla deglutizione. I muscoli sopraioidei si portano
dal lato mediale della mandibola in una direzione posteriore verso l’osso ioide.
Durante l’apertura della mandibola entrambi i gruppi si contraggono. La contrazione
dei muscoli sottoioidei e del ventre posteriore del muscolo digastrico impediscono
un sollevamento dell’osso ioide, la contrazione dei muscoli sopraioidei si traduce
in un abbassamento della mandibola.
La
contrazione dei muscoli masticatori dà origine a forze che agiscono sulle superfici
lavoranti delle strutture dell’articolazione. E’ stato dimostrato che, nella
masticazione statica simmetrica, la forza effettiva espresa è massima quando
il punto di masticazione è localizzato a livello del primo molare. Quando il
punto di masticazione viene spostato anteriormente le forze masticatorie espresse
diminuiscono. D’altra parte una diminuzione della pressione masticatoria si
accompagna ad un aumento delle pressioni a carico dell’articolazione. Questo
fatto va tenuto presente quando si valuta il momento eziologico di una disfunzione
Cranio-Cervico-Mandibolare in quei casi in cui ci si trova di fronte ad arcate
dentali con diminuita Dimensione Verticale.
II
POSTURA ED ASIMMETRIA
Con
il termine di postura si definisce la posizione del corpo e degli arti sia in
relazione reciproca che in relazione allo spazio esterno.
Il
termine viene usato in fisiologia più spesso come aggettivo e si dice per esempio
che l’aggiustamento posturale è neccessario per l’esecuzione del movimento.
E’ necessaria una coordinazione tra postura e movimento per permettere la realizzazione
di un atto motorio complesso. Il comando motorio può quindi essere pensato come
dotato di una componente di controllo posturale e di una componente deputata
al movimento finalizzato. Sia per l’una che per l’altra componente, esso deve
tenere conto dei vincoli esterni e dei vincoli interni.
Tra
i vincoli esterni, legati alle condizioni ambientali, ci sono:
1)
la forza di gravità, un movimento è diversamente organizzato se compiuto contro
od in favore di gravità
2)
la forza di reazione al suolo, un movimento è diversamente organizzato se compiuto
calzando scarpe di gomma o pattini a rotelle
3)
l’inerzia degli oggetti messi in movimento
4)
gli ostacoli lungo il percorso.
Tra
i vincoli interni ci sono:
1)
struttura e geometria dei segmenti corporei
2)
gradi di libertà delle articolazioni
3)
inerzia delle parti corporee
4)
forze interne legate alla contrazione muscolare
5)
ostacoli "interni" come la fatica muscolare.
L’organizzazione
dell’atto motorio richiede la conoscenza dei vincoli per poterne prevedere gli
effetti; questa conoscenza si acquisisce con l’apprendimento.
Questi
aggiustamenti hanno, in linea di principio, tre funzioni:
-
sostengono testa e corpo contro la forza di gravità o contro altre forze
-
mantengono il centro di massa del corpo (baricentro) all’interno dell’area di
appoggio e quindi controllano l’equilibrio
-
stabilizzano parti del corpo che esercitano azione di supporto al movimento
eseguito da altre parti
Con
il termine di aggiustamenti posturali si intende quindi l’insieme di movimenti
o delle contrazioni muscolari, che permettono di stabilizzare il corpo, o parti
di esso, durante l’esecuzione del movimento finalizzato. Le alterazioni posturali,
sia che scaturiscano da disturbi percettivo cognitivi, da scarso controllo posturale,
da errati automatismi assimilati inconsciamente, da confuse informazioni sensoriali,
da insufficienti esperienze corporee o da turbe dello sviluppo muscolo-scheletrico,
conducono ad un’alterazione del normale "accomodamento" posturale-motorio.
Tale "accomodamento" non è solo la risultante di una condizione neuro-meccanica
dell’equilibrio osteoarticolare, ma è anche l’espressione somatica della personalità
dell’individuo e delle sue abitudini comportamentali, affettivo-relazionali
e delle interazioni socio-ambientali.
Per
quanto concerne la funzione posturale in senso stretto, si ritiene che le informazioni
vestibolari, visive, e quelle propriocettive a partenza dagli arti inferiori
e dai piedi siano di importanza maggiore rispetto a quelle propriocettive relative
al rachide ed ai muscoli estrinseci dell’occhio. La vista gioca un ruolo fondamentale
nella regolazione della postura, sia in virtù della stimolazione retinica, essendo
la retina una periferia sensoriale importante ai fini della postura, sia in
rapporto alla oculo-motricità captore essenziale al meccanismo di stabilizzazione
dell’occhio rispetto al vestibolo. Quest’ultimo gioca un ruolo determinante
nel meccanismo della postura, costituendo un sistema propriocettivo capace di
determinare l’orientamento spaziale, il giusto tono posturale e la corretta
posizione degli occhi in risposta alle stimolazioni statocinetiche della testa.
Le afferenze visive costituiscono un importante canale di informazione per il
controllo della postura in ortostasi. Esse appartengono alla sequenza spaziale
e temporale delle sinergie che sottendono le "strategie posturali"
intese come meccanismo di programmazione volontaria di una variazione del controllo
automatico della postura.
Alla
sua sommità si pone il Sistema Cranio-Cervico-Mandibolare che agisce come una
unità biomeccanica funzionale, i cui cardini sono rappresentati dall’articolazione
temporo-mandibolare, dall’articolazione occipito-atlanto-epistrofica e dal sistema
sospensore dell’osso joide. E’ inoltre parte integrante di questo sistema l’articolato
dentario, sia considerando la forma delle arcate che le caratteristiche di posizione
dei denti, il loro numero, la loro morfologia ed infine la corretta proporzione
di materiale dentario da canino a canino e da molare a molare.
Uno degli aspetti più macroscopicamente evidenti di una alterazione della armonia nelle varie componenti è lo stabilirsi di una asimmetria, che rappresenta l’esigenza di privilegiare la funzione sulla struttura e che ad essa si adatta con vari meccanismi di compenso ,inizialmente su base posturale, ma che, in funzione dell’età del soggetto, soprattutto se evolutiva, e del tempo di azione, possono alterarne l’integrità. Ciò risulta di particolare interesse nella valutazione ortognatodontica della regione cranio-cervico-faciale, dove, l’interazione tra forma e funzione riveste particolare significato.
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To cite this article please write:
U. Montecorboli. Le disfunzioni del Sistema Cranio-Cervico-Mandibolare. Virtual Journal of Orthodontics [serial online] 1998 Oct 09; 2(3): Available from URL:http://www.vjo.it/023/dccm.htm
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Virtual Journal of Orthodontics ISSN - 1128 6547
Issue 2.3 - 1998 - http://www.vjo.it/vjo023.htm
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