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Published on 15-06-2001
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Modificazioni dei livelli d'ansia nei pazienti disfunzionali
Cranio-Cervico-Mandibolari durante terapia
U. Montecorboli*
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* Libero professionista.
Corresponding author: Dr. Umberto Montecorboli Via Poggi, 1 29100 Piacenza, Italy.
Abstract
Il presente studio è stato
effettuato su un campione ramdomizzato di 63 soggetti disponibili alla valutazione
psicometrica (S.T.A.I. 1-2 di Spielberger, Gorsuch, Lushene) di un gruppo di
125 pazienti ed inseriti in terapia riabilitativa gnatologica e posturale con
un protocollo individualizzato.
Scopo della ricerca è stato quello di verificare se una condizione di
dolore cronico o di lunga durata, simile a quella che si determina nei pazienti
disfunzionali Cranio-Cervico-Mandibolari, potesse modificare gli aspetti emotivi
globali dei pazienti e se un riabilitazione dell'apparato stomatognatico e la
conseguente attenuazione della sintomatologia dolorosa potessero determinare
riduzioni dei livelli di ansia come stato (Ansia di Stato) ma anche modificare
la predisposizione verso lo sviluppo dell'ansia (Ansia di Tratto) nel vivere
lo Stress quotidiano come Distress. I risultati ottenuti confermano quanto già
espresso da numerosi Autori e hanno permesso di ipotizzare che la plasticità
neuronale, coinvolta nelle fasi di neuroriabilitazione possa riguardare la sfera
neurosensoriale, neuromotoria ma anche neuropsichica.
1. Premessa
L'osservazione delle frequenti associazioni
tra alterazioni dento-maxillo-facciali con disfunzioni della colonna vertebrale,
ha destato l'attenzione da parte di numerosi Autori promuovendo la ricerca scientifica
in campo nazionale ed internazionale. I disturbi Cranio-Cervico-Mandibolare
sono stati per molto tempo descritti come "Sindrome", mentre in realtà,
corrispondono ad un complesso di problemi disfunzionali a diversa etiologia.
I dolori ai muscoli facciali e masticatori, la produzione di rumori articolari,
il blocco e/o il dolore all'Articolazione-Temporo-Mandibolare (in seguito A.T.M.),
la limitazione funzionale dell'A.T.M., la cefalea nelle sue varie tipologie,
le vertigini, le rachialgie soprattutto cervicali, caratterizzano la sintomatologia
più frequente delle Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari (D.C.C.M).
Nell'ultimo decennio la ricerca scientifica ha sempre più consolidato
l'ipotesi che le D.C.C.M. siano un gruppo di affezioni ad etiologia varia, dove
i fattori strutturali, neuromuscolari e psicogeni, elementi cardine dell'innesco
della patologia stessa, determinano l'instabilità occlusale e/o posturale
del soggetto.
L'aspetto fondamentale delle disfunzioni dell'apparato stomatognatico è
rappresentato da una progressiva modificazione posturale della mandibola, inizialmente
asintomatica e quindi, superate le capacità di adattamento peculiari
del soggetto, sfociante in un danno articolare, dentale o parodontale clinicamente
evidente. La situazione di massima intercuspidazione, cioè il contatto
interdentario nella massima stabilità, che viene utilizzata nelle principali
funzioni dell'apparato masticatorio, gradualmente non si accompagna più
ad una situazione di equilibrio e di relazione armonica fra le componenti dell'apparato
e cioè articolazione temporo-mandibolare bilateralmente intesa, muscoli
masticatori, paramasticatori e complesso dento-parodontale. Si viene così
a delineare una situazione di discrepanza fra posizione strutturale e quella
funzionale, che rappresenta la vera essenza della malattia.
La disfunzione stomatognatica, nelle sue manifestazioni più importanti
che si estrinsecano o che hanno come riferimento l'occlusione abituale (masticazione,
deglutizione, postura, fonazione) comporta, per la sua realizzazione, una compromissione
a livello del distretto articolare (sofferenza capsulo-legamentosa, meniscale,
cartilaginea), del distretto muscolare (alterazioni del tono di elevatori, abbassatori,
muscolatura paramasticatoria e, per successivi interessamenti, muscolatura posturale
dell'intero apparato locomotore), del distretto dento-parodontale (usure abnormi,
sofferenza di origine traumatica del supporto parodontale).
Si configura pertanto un quadro di disfunzione primaria allorché viene
superatata la zona grigia dell'adattamento individuale, facilitata dal perpetuarsi
di carichi non fisiologici e prolungati e dall'instaurarsi di un ipertono basale
ed una iperattività muscolare generalizzata.
A questo contribuisce, in modo determinante, una serie di fattori concorrenti
che possono essere schematicamente distinti in:
a) fattori occlusali (locali);
b) fattori somatici (sistemici);
c) fattori emozionali o psico-comportamentali.
2. Introduzione
Lo stress è stato definito
da Reda (1982) come "una risposta fisiologica aspecifica dell'organismo
a qualsiasi stimolo (stressor) di tipo fisico o psicosociale". Tale condizione
si esplica con una risposta generale di adattamento, consistente nell'attivazione
dell'asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene e del Sistema Nervoso Autonomo (S.N.A.).
Lo stress quindi può essere inteso come "una risposta vitale a stimoli
vitali" e pertanto deve essere considerato l'elemento cardine per una vita
soddisfacente (EUSTRESS). Qualora però il rapporto fra il carico stressore
non sia proporzionato alla capacità da parte dell'individuo di gestirlo,
si vengono a definire condizioni varie di adattamento nell'organismo che possono
evolvere verso la disfunzione o la patologia (DISTRESS). Schematicamente possono
essere individuate tre distinte forme di stress inteso come Distress, quello
acuto, quello acuto prolungato o subacuto e quello cronico.
Hans Selye (1955)definì lo stress come "la somma di tutta la fatica
ed il dolore causati dalla vita" e, coniando la definizione di "Sindrome
di Adattamento Generale" ( G.A.S. - General Adaptation Syndrome) classificò
le fasi di progressione delle risposte allo stress nell'organismo e della sua
influenza sul S.N.A. e su altre funzioni biologiche.
Tale sindrome si articola essenzialmente in tre fasi:
· La reazione di allarme (stress acuto): può essere considerata
come un meccanismo di difesa che, determinando la modificazione di parametri
fisiologici e del comportamento dell'individuo, lo prepara immediatamente ad
affrontare lo "stressor" mediante la cosiddetta "reazione di
difesa". Tale reazione promuove un'attivazione straordinaria dell'organismo,
al fine di renderne più energiche le funzioni vitali. Superata l'esposizione
al pericolo, vengono ripristinate le originarie funzioni biologiche dell'organismo.
· La fase di resistenza (stress acuto prolungato o subacuto): nel caso
in cui le situazioni stressanti siano di media intensità e particolarmente
frequenti in un lasso di tempo medio-breve, o di grande intensità (uno
o due stressor) in un lasso di tempo breve, si passa alla fase dove l'organismo
si prepara a combattere lo stress in un arco di tempo più prolungato
facendo uso di ogni risorsa biologica.
· L'esaurimento (stress cronico): si verifica qualora stimolazioni stressanti
reiterate e continue di medio-alta intensità impongono all'organismo
un sovraccarico di lavoro che esita nel protrarsi nel tempo in una deplezione
delle funzioni Psico-Neuro-Endocrino-Immunologiche.
Si determina così una permanente tensione dell'organismo ed un'alterazione
della sua omeostasi.
La funzione dei sistemi biologici diviene deficitaria e antieconomica, la tensione
muscolare diviene costante, le fasi di rilassamento vengono rimosse. Questo,
a lungo termine, può dare luogo a una serie di disturbi somatici, somato-psichici
e psichici.
Il meccanismo di azione dello stress nell'ambito dei Disordini Cranio-Cervico-Mandibolari(D.C.C.M.)
è probabilmente riconducibile ad una situazione di stress acuto prolungato
e/o la sua evoluzione verso uno stress cronico.
Un precontatto occlusale recente può determinare un allarme nocicettivo
parodontale, il quale arriva nel midollo spinale e ai nuclei sensitivi per essere
modulato dalla sostanza reticolare. La risposta modulata dalla sostanza reticolare
è immediata, scende al nervo motore e provoca il riflesso di evitamento
(accomodamento acuto). Il precontatto occlusale viene evitato, ma con significativo
accomodamento muscolare, la mandibola cerca di chiudere in una posizione differente
dalla precedente. Dopo un certo tempo, il sistema si autoesercita e si verifica
l'accomodamento cronico da parte della sostanza reticolare modulatrice che modula
la nuova risposta alla corteccia cerebrale, evitando così il precontatto
occlusale. Ciò comporta una nuova postura mandibolare, per evitare la
deviazione del precontatto. Questo meccanismo provoca un accomodamento totale
di tutti i muscoli del collo. Per mantenere questa nuova postura della mandibola,
si rende necessario un'accomodamento cronico muscolare(Gelb-1977).
Si può verificare un'iperattività posturale compensatoria dei
muscoli sternocleidomastoideo e trapezio. L'iperattività di questi muscoli
genera un ipereccitamento della stessa sostanza reticolare modulatrice il cui
ruolo è quello di inibire le attività corticali nelle zone non
necessarie, in modo che le attività necessarie siano svolte nel modo
migliore e senza interferenze.
Quando la sostanza reticolare viene ipereccitata a causa dell'iperattività
muscolare, si verifica un ipereccitamento corticale, il quale a sua volta, direttamente
o indirettamente, rieccita la muscolatura già in iperattività
cronica. Si determina così una condizione dove una muscolatura ipereccitata
dai vari compensi, è rieccitata da una funzione corticale, non più
inibita dall'attività della sostanza reticolare. La sostanza reticolare,
oltre a non inibire più la corteccia, essendo lei stessa ipereccitata,
riesce ad aumentare il tono muscolare, fino allo spasmo, causa probabile del
dolore mio-fasciale e può innescare un circolo vizioso di stimolo stressore-spasmo-dolore-distress.
E' noto infatti come l'attività muscolare aumenti nelle situazioni di
stress e ciò sembrerebbe confermato da alcuni Autori(Lupton e al. 1969
; Mercuri e al.1979).
Nei pazienti disfunzionali Cranio-Cervico-Mandibolari, l'iperattività
e l'ipertrofia dei muscoli elevatori della mandibola si associano frequentemente
ad iperattività e talvolta ipertrofia dei muscoli laterali e posteriori
della catena cervicale. In questi soggetti la contrazione e l'iperfunzione dei
muscoli cervicali posteriori, dello sternocleidomastoideo, provocano e mantengono,
una posizione troppo anteriorizzata del cranio, che può evolvere verso
una patologia compressiva con irritazione dei nervi superiori C1,C2,C3, e sintomatologia
a carico della regione occipitale, temporale, sopraorbitaria e mandibolare,
oltre che al rachide cervicale e agli arti superiori(Garino e Capurso-1992).
I pazienti con D.C.C.M. tenderebbero a rispondere allo stress soprattutto con
un aumento dell'attività dei muscoli temporali, masseteri e pterigoidei.
L'attività E.M.G. di tali muscoli risulterebbe, sia a riposo sia sotto
carico, aumentata nei pazienti rispetto ai controlli (Schumann-1988). Lo stress
cronico potrebbe agire determinando direttamente una iperattività muscolare,
come valvola di sfogo della tensione emotiva. Tale iperattività muscolare
è priva di qualsiasi scopo funzionale e non è regolata da riflessi
nocicettivi. Ciò significa che essa non viene interrotta quando la situazione
metabolica della muscolatura, a causa della sua eccessiva stimolazione, raggiunge
livelli nocivi. Si viene pertanto a determinare un lavoro alterato della muscolatura,
che si manifesta con sintomatologia algica e cefalea, e che può provocare,
a lungo termine, danni strutturali a carico dell'apparato stomatognatico. I
soggetti caratterizzati da stati di forte tensione emotiva presentano molto
spesso un'evidenza clinica delle proprie abitudini parafunzionali, come faccette
di usura a livello dei denti anteriori o retrazioni gengivali da trauma occclusale
(Graber 1980). L'occlusione, in questi pazienti, costituisce la sede somatica
di emergenza della tensione psichica. Altri Autori ritengono che lo stress possa
agire come fattore scatenante in una condizione di precario compenso dei disturbi
occlusali (Rugh e Solberg-1976, Solberg-1984,Romano-1985). In questo caso l'ipertono
muscolare, stimolato essenzialmente a livello affettivo-emozionale e provocato
da una situazione di stress cronico, agirebbe come fattore secondario. Aggiungendosi
all'iperattività muscolare primariamente indotta dalla presenza di interferenze
occlusali (stimolanti da riflessi nocicettivi), lo stress determinerebbe un
accumulo patologico della contrazione muscolare, sopprimendo gli impulsi nocicettivi
inibitori ed i riflessi di protezione. La contrazione muscolare cesserebbe pertanto
di avere uno scopo funzionale e, anziché portare ad un compenso
dei disturbi occlusali, verrebbe a creare un carico non fisiologico per l'A.T.M.
e l'apparato muscolare, potendo, anche in questo caso, dare origine a patologie
disfunzionali dell'apparato stomatognatico. Infine esiste la possibilità
che lo stress causi da solo, in soggetti predisposti, un complesso sintomatologico
non distinguibile da quello che caratterizza le D.C.C.M.. In un individuo che
presenti importanti conflitti interiori, come una situazione familiare, coniugale
o di lavoro problematica o insoddisfacente, il vissuto doloroso può rappresentare
un punto su cui concentrare la propria attenzione. Può essere vissuto
come l'unico avversario da combattere e come l'unico ostacolo verso il raggiungimento
di una condizione di vita soddisfacente, assumendo un significato difensivo:
il paziente ha bisogno del dolore per evitare di affrontare i veri problemi
che affliggono la sua esistenza o che gli permettano una gratificazione nel
proprio mondo relazionale. La comparsa di una sintomatologia algica in questi
pazienti, riesce a distogliere la loro attenzione da problemi la cui presa di
coscienza risulterebbe ben più dolorosa.
L'associazione tra i D.C.C.M. ed il Distress è stata messa in evidenza
da numerosi studi, che riportano come i pazienti affetti da D.C.C.M. abbiano
subito diversi eventi stressanti prima della comparsa della sintomatologia (Sollow
1980, Okeson 1982,Rocabado 1983, Solberg 1984, Mongini 1989, Hansson 1990, Sartori
1992). Tuttavia altri Autori hanno notato che il fatto che uno stesso individuo
presenti contemporaneamente un accentuato nervosismo e D.C.C.M. è solo
una correlazione che non indica necessariamente un rapporto di causalità,
anzi potrebbe essere la patologia a determinare una maggiore ansietà
nel paziente, e non il contrario. Il Distress è comunque ormai comunemente
annoverato tra i fattori eziologici delle D.C.C.M. e numerosi Autori ritengono
che una situazione stressante cronica, secondaria a fattori esogeni, aumenti
il rischio individuale di sviluppo di una malattia.
Anche recentemente alcuni Autori( DiPaolo et al.1998), applicando i principi
di tale affermazione allo studio dei D.C.C.M., hanno valutato, tramite l'utilizzo
di un questionario(Social Readjustment Rating Scale - SRRS),ideato da Holmes
e Rahe, l'incidenza di eventi stressanti in due distinti gruppi, il primo costituito
da pazienti affetti da D.C.C.M. e il secondo costituito da soggetti che non
presentavano D.C.C.M..
L'Autore sulla base di quanto sopra esposto ha voluto, con la realizzazione
del presente lavoro, valutare e monitorare nel tempo i livelli di ansia di stato
e di tratto nei pazienti Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari durante ed al
termine della terapia riabilitativa.
3. Materiali e Metodi
Il crescente sviluppo dei questionari
destinati a valutare sia l'assetto emotivo globale della personalità
che singoli aspetti della vita affettiva, dimostra quanto l'interesse per la
valutazione psicometrica degli stati emozionali sia aumentato in maniera considerevole
in questi ultimi anni. Il clinico ed il ricercatore hanno oggi a disposizione
una gamma piuttosto estesa di strumenti per valutare psicometricamente parametri
quali l'ansia, la depressione, l'ostilità, ed i reciproci rapporti tra
questi fattori.
Il numero di questionari e di scale di valutazione per la misura dell'ansia
appare tuttavia in aumento rispetto a quello degli strumenti per il rilevamento
obiettivo di altri parametri emozionali.
Ciò è dovuto all'importanza dell'ansia come correlato costante
di quasi tutte le condizioni patologiche organiche e psicopatologiche, come
rivelatore particolarmente sensibile di varie situazioni di stress e come predittore
del rendimento dell'individuo in varie situazioni di interesse psicosociale.
La disponibilità di vari strumenti per la misura dell'ansia rende spesso
difficile la scelta, soprattutto quando i questionari a disposizione rispondono
tutti in modo soddisfacente ai requisiti fondamentali di fedeltà, attendibilità
e validità di ogni buon test psicometrico. Il problema fondamentale diviene
dunque quello di poter disporre di strumenti che siano derivati da un modello
interpretativo dell'ansia chiaramente formulato in termini operativi e che siano,
al tempo stesso, sufficientemente maneggevoli e pratici nella somministrazione.
Lo State and Trait Anxiety Inventory (S.T.A.I.) di Spielberger, Gorsuch e Lushene
(1968), lo strumento più diffuso nella letteratura scientifica anglosassone
per la misura psicometrica dell'ansia, è sembrato soddisfare questi requisiti
in modo particolarmente soddisfacente.
La teoria dell'ansia di stato e di tratto che distingue tra ansia attuale e
disponibilità alla reazione ansiosa come caratteristica di personalità,
appare oggi sostenuta sia dall'evidenza clinica che da numerosi studi sperimentali.
Essa si è inoltre dimostrata operativamente utile per interpretare numerosi
quadri di patologia nevrotica o psicosomatica e per effettuare previsioni sul
comportamento normale o patologico.
Sul piano pratico, la brevità del questionario e la formulazione degli
items in termini facilmente ed immediatamente comprensibili anche da soggetti
con livello culturale relativamente basso, ne rende assai semplice la somministrazione
ed assicura una buona fedeltà dei punteggi ottenuti. La possibilità
di avere una misura immediata e rapida dell'ansia di stato rende lo strumento
particolarmente utile per la valutazione seriata ad intervalli di tempo ravvicinati
delle variazioni dell'ansia in condizioni di stress naturale o sperimentalmente
indotto.
Il questionario di Ansia come Stato e come Tratto (S.T.A.I. 1-2) è composto
da scale separate per misurare due distinti concetti di ansia: ansia come Stato
(A-Stato / S.T.A.I.-1) ed ansia come Tratto (A-Tratto / S.T.A.I.-2). La scala
dell'ansia come Tratto consiste in 20 affermazioni dove si chiede ai soggetti
di descriversi come generalmente si sentono. La scala A-Tratto è stata
utilizzata come strumento per la selezione di soggetti che variano nella loro
disposizione nel rispondere allo stress psicologico con differenti livelli di
intensità dell'A-Stato.
Lo S.T.A.I. si è dimostrato estremamente utile nel lavoro clinico. La
Scala dell'A-Stato è un indice sensibile del livello di ansia transitoria
sperimentata da pazienti nella terapia di sostegno, nella psicoterapia, nella
terapia del comportamento o ricoverati in ambito psichiatrico. Essa può
anche essere usata per misurare le modificazioni di intensità nell'A-Stato
che possono verificarsi in queste situazioni. Le qualità essenziali valutate
dalla scala dell'A-Stato implicano sentimenti di tensione, nervosismo, preoccupazione
ed apprensione.
L'ansia come stato (A-Stato) è definibile come uno stato transitorio
emotivo o come condizione dell'organismo umano caratterizzata da sentimenti
soggettivi percepiti a livello cosciente di tensione ed apprensione, e dalla
aumentata attività del Sistema Nervoso Autonomo. L'ansia come Stato può
variare in intensità e fluttuare nel tempo.
L'ansia come tratto (A-Tratto) si riferisce a differenze individuali relativamente
stabili nella disposizione verso l'ansia, cioè a differenze tra le persone
nella tendenza a rispondere con elevazioni della intensità A-Stato a
situazioni percepite come minaccianti. Come concetto psicologico, l'ansia come
tratto ha le caratteristiche di quella classe di costrutti che Campbell (1963)
chiama "disposizioni comportamentali acquisite". Queste includono
residui di esperienze passate che predispongono l'individuo sia a vedere il
mondo in un particolare modo sia a manifestare tendenze di risposte fisiche
o emotive.
I concetti di ansia come stato e come tratto possono essere considerati, sotto
certi aspetti, analoghi ai concetti di energia cinetica e potenziale in fisica.
L'ansia come stato, come l'energia cinetica, si riferisce a un processo empirico
o reazione che avviene in un particolare momento e a un dato livello di intensità.
L'ansia come tratto, come l'energia potenziale, indica le differenze nella forza
di una disposizione latente a manifestare un certo tipo di reazione. Laddove
l'energia potenziale denota differenze tra oggetti fisici nella quantità
di energia cinetica che può essere rilasciata da una forza appropriata,
l'ansia come tratto implica differenze tra le persone nella disposizione a rispondere
a situazioni stressanti con varie quantità di A-Stato. Generalmente,
si verifica che i soggetti con A-Tratto alta mostreranno elevazioni nell'ansia
come stato più frequentemente di quelli con A-Tratto bassa poiché
tendono a reagire a una gamma più ampia di situazioni percepite come
pericolose o minaccianti. Riflettendo su i principi che sostenevano le condizioni
Ansia di Stato e di Tratto, l'Autore ha ritenuto valutare se una condizione
di dolore cronico o di lunga durata, simile a quella che si determina nei pazienti
disfunzionali Cranio-Cervico-Mandibolari, potesse modificare gli aspetti emotivi
globali dell'individuo e se un recupero funzionale dell'organo della masticazione
e la conseguente attenuazione della sintomatologia dolorosa potessero non solo
aumentare la fiducia in sé (Stato) ma anche modificare caratteristiche
della personalità, che da parte di numerosi Autori vengono ritenute relativamente
stabili (Tratto) nel tempo.
Lo studio è stato condotto su di un campione ramdomizzato di 63 soggetti
disponibili alla valutazione psicometrica (S.T.A.I. 1-2) di un gruppo di 125
pazienti composto da 37 di sesso maschile (28,8%) e 89 di sesso femminile(71,2%)
pervenuti spontaneamente allo mia personale osservazione per la diagnosi e cura
di problematiche disfunzionali Cranio-Cervico-Mandibolari nel periodo Aprile
1994-Dicembre 1998 ed inseriti in terapia riabilitativa gnatologica e posturale
che poteva prevedere l'utilizzo di dispositivi intraorali temporanei di riposizionamento
e di rieducazione funzionale, ortodonzia, F.K.T., Training Autogeno e tecniche
di rilassamento guidato con un protocollo individualizzato caso per caso.
I soggetti sono stati esaminati dal punto di vista clinico e strumentale con
metodiche non invasive. E' stato individuato un Indice di Sofferenza Soggettiva
I.S.S. calcolato sulla media dei valori riferiti dal soggetto alla palpazione
dei gruppi muscolari masticatori (Pterigoideo interno ed esterno dx e sx) e
del collo (Sterno-Cleido-Mastoideo e Trapezio dx e sx) e graduato in 6 livelli:
0.nessuna sintomatologia dolorosa;
1. sintomatologia dolorosa lieve;
2. sintomatologia dolorosa moderata;
3. sintomatologia dolorosa intensa;
4. sintomatologia dolorosa molto intensa;
5. sintomatologia dolorosa insopportabile;
Il questionario di autovalutazione
di ansia di stato e di tratto è stato somministrato al termine della
prima visita (Tempo 1), dopo circa tre mesi di terapia (Tempo 2) ed al termine
della terapia o quando il soggetto riferiva un miglioramento della sintomatologia
di almeno il 75% (Tempo 3).
I soggetti esaminati sono stati raggruppati in gruppi con risoluzione della
sintomatologia positiva o negativa e se al tempo 3 fossero in corso di terapia
presso altro specialista, avessero concluso la terapia o se l'avessero sospesa.
E' stata predisposta una cartella di analisi che comprendesse:
1. Iniziali del Cognome;
2. Iniziali del Nome;
3. Età;
4. Indice di Sofferenza Soggettivo - I.S.S.;
5. Valori espressi dallo svolgimento del questionario S.T.A.I. 1 durante la
prima visita (Tempo 1);
6. Valori espressi dallo svolgimento del questionario S.T.A.I. 1 dopo circa
tre mesi di terapia (Tempo 2);
7. Valori espressi dallo svolgimento del questionario S.T.A.I. 1 al termine
della terapia o quando il soggetto riferiva un miglioramento della sintomatologia
almeno del 75% (Tempo 3);
8. Valori espressi dallo svolgimento del questionario S.T.A.I. 2 durante la
prima visita (Tempo 1);
9. Valori espressi dallo svolgimento del questionario S.T.A.I. 2 dopo circa
tre mesi di terapia (Tempo 2);
10. Valori espressi dallo svolgimento del questionario S.T.A.I. 2 al termine
della terapia o quando il soggetto riferiva un miglioramento della sintomatologia
almeno del 75% (Tempo 3);
11. Risoluzione sintomatologia: positivo o negativo;
12. Terapia: In corso, Conclusa, Sospesa.
4. Risultati
Il campione analizzato era composto da 14 soggetti di sesso maschile (22,2%) e 49 di sesso femminile(77,8%).L'età dei soggetti era compresa tra i 15 ed i 66 anni. La maggior parte dei pazienti esaminati(71,45%)aveva un'età compresa tra i 20 ed i 40 anni ma per praticità di studio sono stati raggruppati in tre fasce d'età rispettando le percentuali di distribuzione del campione 15-30(34,92%), 31-38(33,33%),39-66(31,75%).
Il campione esaminato presentava l'Indice di Sofferenza Soggettiva compreso
tra 2 e 5 non essendo presenti soggetti privi di sintomatologia dolorosa (0)
o con sintomatologia di lieve entità(1), mentre 6 soggetti (9,52%) riferivano
dolore moderato(2), 20 soggetti (31,75%) riferivano dolore intenso(3), 23 soggetti
(36,51%) riferivano dolore molto intenso(4), 14 soggetti (22,22) riferivano
dolore insopportabile(5).
L'esito della terapia è stato negativo in 4 casi (6,3%) e positivo in 59 casi (93,4%).
STATISTICHE DI CORRELAZIONE
L'analisi dei punteggi STAI 1-2, effettuata con test non parametrici, indica
una diminuzione statisticamente significativa sia nell'ansia di stato che nell'ansia
di tratto dal tempo 1 al tempo 3.
STATISTICHE DESCRITTIVE
E' stato utilizzato il test non parametrico
di Wilcoxon e, come si può notare, tutti gli incroci risultano significativi.
TEST(b)
|
S.T.A.I.1-2
S.T.A.I.1-1
|
S.T.A.I.1-3
S.T.A.I.1-1
|
S.T.A.I.1-3
S.T.A.I.1-2
|
S.T.A.I.2-2
S.T.A.I.2-1
|
S.T.A.I.2-3
S.T.A.I.2-1
|
S.T.A.I.2-3
S.T.A.I.2-2
|
|
|
Z
|
-5,440a
|
-6,653a
|
-5,830a
|
-4,483a
|
-6,255a
|
-5,003a
|
|
Sig. Asint.
a 2 code
|
0,000
|
0,000
|
0,000
|
0,000
|
0,000
|
0,000
|
a.Basato su ranghi positivi.
b.Test di Wilcoxon
In seguito sono state applicate analisi
più approfondite per vedere l'influenza nella variazione di questi punteggi
di variabili come il sesso, l'I.S.S. e l'esito della terapia. Per quello che
riguarda il sesso l'unica differenza rilevata è al tempo 1 per l'ansia
di STATO (STAI1-1), che risulta essere più bassa nei maschi. Per il resto
il campione risulta essere omogeneo.
Dall'analisi dei risultati risulta che il sesso non influenza in nessun modo
l'evoluzione dei punteggi dal tempo 1 al tempo 3, sia per lo S.T.A.I.1 che per
lo S.T.A.I.2, comportandosi maschi e femmine nello stesso modo.
| Deviazione Std. | 5,1454 | 4,6508 | 43,312 |
La variabile età è correlata a differenze solo per lo S.T.A.I.1-1,
nel senso che soggetti della fascia di età 15-30 hanno punteggi inferiori
a quelli della fascia 31-38. L'età non influenza in nessun modo la variazione
dei punteggi dal tempo 1 al tempo 3, sia per lo S.T.A.I.1 che per lo S.T.A.I.2.
Per quello che riguarda l'INDICE
DI SOFFERENZA SOGGETTIVO si può rilevare che:
· c'è una correlazione positiva fra i punteggi allo S.T.A.I.1
e 2 e l'I.S.S. al tempo 1, cioè al crescere del valore di I.S.S. aumentano
anche i punteggi di ansia di stato e di tratto (questa seconda in maniera meno
rilevante, ma sempre significativa);
· queste differenze scompaiono al tempo 3, cioè alla fine della
terapia non c'è più rapporto fra l'I.S.S. e i punteggi allo S.T.A.I.
(forse questo può essere dovuto al fatto che il valore di I.S.S. è
diminuito durante la terapia, ma purtroppo non è stato possibile effettuare
un retest di questo punteggio).
Per concludere le analisi, è stato fatto il confronto con l'ESITO DELLA
TERAPIA. L'unico dato rilevante è che alla fine del trattamento (tempo
3) l'ansia di stato (S.T.A.I.1) risulta essere più alta nei soggetti
che hanno avuto un esito negativo.
5. Discussione
Il comando motorio può essere
pensato come dotato di due componenti, quella legata al controllo posturale,
caratterizzata dall'insieme dei movimenti e delle contrazioni muscolari toniche
che permettono di stabilizzare il corpo o parte di esso e di una componente
deputata al movimento finalizzato.
Anche nel campo medico-sportivo, recenti ricerche hanno evidenziato che non
esiste una caratteristica comune a tutti gli atleti di una medesima disciplina
(posizione, ritmo, tempo, azione muscolare, etc.) ma dalla analisi delle registrazioni
elettromiografiche e baropodografiche effettuate emerge, che ogni atleta assume
la "propria" postura e non c'è alcuna possibilità di
correggerla in maniera razionale. Il soggetto si ascolta e trova quelli che
sono i pattern neuromotori di riferimento per coordinare il gesto atletico,
e li mantiene inalterati, nella esecuzione dei movimenti, perché ciò
si è sviluppato e consolidato con la pratica( Montecorboli-1997).
La neurofisisiologia sostiene che un movimento specifico, come può essere
considerato il gesto atletico, tanto più precoce è la sua interiorizzazione,
tanto più sarà preciso proprio in quanto nelle fasi evolutive
questi pattern motori vengono acquisiti in maniera molto più semplice.
Il Sistema Nervoso Centrale è in grado di programmare schemi motori e
di riprogrammarne di nuovi in caso di necessità grazie alla plasticità
neuronale, cioè alla capacità di attivare vari tipi di neuroni
a secondo di quello che è il nuovo pattern motorio da utilizzare.
Sorprendente è stata l'esperienza di un Case Report espressa da Smith
e Sugar (1975).Il bambino di questo studio presentava una paralisi del lato
destro del corpo già dalla prima infanzia e all'età di 5 anni
subiva da 10 a 12 attacchi epilettici al giorno. Nonostante la comprensione
del bambino fosse normale risultava molto difficoltosa la comprensione di ciò
che diceva. I medici effettuarono come trattamento la rimozione di tutta la
corteccia cerebrale dell'emisfero sinistro. Studi di controllo a lungo termine
si prolungarono finché il ragazzo compì 26 anni, quasi al termine
degli studi universitari. I tests riportarono un Q.I. e abilità verbali
superiori alla media. La precoce asportazione della maggior parte dell'emisfero
sinistro non aveva impedito lo sviluppo linguistico né lo sviluppo psico-motorio.
Questo paziente presentava un notevole sviluppo delle funzioni non verbali,
compresi i compiti visuo-spaziali e manuali. Mentre l'emisferectomia sinistra
effettuata nell'età adulta provoca un drastico danno delle funzioni linguistiche
colpendo sia il linguaggio orale sia la scrittura, questo caso fornisce un esempio
del recupero dopo emisferectomia effettuata nella fanciullezza.
La Fisiologia e la Medicina Riabilitativa ci hanno confermato come il S.N.C.
sia in grado di riprogrammare nuovi schemi motori in caso di necessità
grazie alla plasticità neuronale. Quando ancora le sinapsi non avevano
una terminologia precisa, il nome fu proposto da Sherrington nel 1897, il neurofisiologo
italiano Eugenio Tanzi nel 1893, suggerì che sviluppo e apprendimento
dipendessero da modificazioni a livello delle giunzioni neuronali. Santiago
Ramon y Cajal (1894), uno dei primi teorici della plasticità neuronale,
affermò che " i neuroni allungano gli assoni ed i dendriti per formare
nuove connessioni con altri neuroni sia durante lo sviluppo che durante l'apprendimento".
Successivamente Ivan Pavlov(1927)cercò di spiegare il condizionamento
in termini di rinforzo delle catene neuronali. Donald Hebb (1949) fu il primo
che teorizzò la formazione di reti neuronali complesse nell'apprendimento
e nella memorizzazione. Molte delle teorie neurofisiologiche attuali indicano
che lo stesso gruppo o insieme di neuroni può codificare molti ricordi
diversi e ogni neurone contribuirebbe con un maggiore o minore apporto ad uno
specifico ricordo(Mc Naughton e Morris 1987).La codifica dei ricordi in un gruppo
di neuroni dipende anche dalla plasticità delle sinapsi coinvolte. E'
stato infatti
dimostrato, in tempi più recenti (Rosenzweig e Krech -1962, Will - 1977),
come le sinapsi cambiano ed immagazzinano informazioni. Perché ciò
possa verificarsi è necessario un periodo di tempo variabile tra alcune
settimane e diversi anni in funzione della gravità dell'ostacolo da aggirare.
Sarà capitato certamente ad alcuni di noi, di essere limitato per un
certo periodo ad utilizzare la mano dominante (destra o sinistra) e dover utilizzare
l'altra mano ci ha creato particolari difficoltà nello svolgimento anche
di semplici funzioni. Gesti quotidiani come tagliare il cibo, lavarsi i denti,
radersi, pettinarsi o vestirsi. Dopo un certo periodo questo pattern motorio
si viene a modificare attraverso un'integrazione recettoriale, un'integrazione
neuronale che permette di evidenziare gradualmente nuove strategie di movimento.
Infatti capita talvolta che se per un trauma od una frattura l'arto dominante
viene immobilizzato per un tempo sufficientemente lungo, l'arto controlaterale
è per necessità stimolato a dover svolgere movimenti insoliti
utilizzando nuovi pattern di movimento. Quando viene rimosso l'impedimento che
ha ostacolato il movimento dell'arto dominante, lo schema motorio è ulteriormente
disturbato, perché pur essendo ripristinata la corretta anatomia, la
fisiologia del movimento e l'integrità funzionale, non sono attivati
gli schemi motori di riferimento necessari al movimento finalizzato. Tutto questo
ci porta a riflettere che se ciò avviene nell'ambito neurologico globale,
necessariamente deve avvenire anche nell'ambito neurologico stomatognatico.
Si evidenzia così la necessità di impostare una riabilitazione
occlusale o cranio-cervico-mandibolare attraverso la plasticità neuronale.
Il paziente non può cambiare arbitrariamente posizione fino a quando
il suo sistema inconscio, il suo sistema automatico non ha avuto modo di creare
nuovi schemi motori, nuove strategie neuronali.
Ecco perché l'iter terapeutico dovrebbe prevedere il sinergico utilizzo
di dispositivi intraorali temporanei di riposizionamento e di rieducazione funzionale,
F.K.T., Training Autogeno e tecniche di rilassamento guidato con un protocollo
individualizzato caso per caso. Infatti è soltanto attraverso la modificazione
del livello d'attenzione e della conseguente percezione del sé, da parte
del paziente, che si può entrare nel "software" e realizzarne
una riprogrammazione o anche soltanto un reset alle funzioni fisiologiche di
base. Superati gli stops anatomici, il soggetto è in grado in acquisire
schemi motori e realizzarli in alcune occasioni, per la prima volta nella sua
vita senza che questo sia di per sé una condizione di disturbo. Numerosi
studiosi considerano "l'attenzione " in modo introspettivo, indicando
come essa sia uno stato di concentrazione mentale e di sforzo finalizzato ad
un compito specifico. Focalizzare continuamente la propria attenzione sul "Problema",
sia esso dolore o disfunzione, comporta un meccanismo di auto amplificazione
del disturbo con un meccanismo di riverbo. Da qui l'aumento del livello di attenzione
fino al raggiungimento del livello di allarme e quindi successivamente ad una
condizione di DISTRESS. Tale condizione si può manifestare sotto forma
di disagio psichico quali ansia, paura, senso di inadeguatezza ma anche fisici
come l'esacerbazione del dolore, disturbi vegetativi fino a potersi strutturare
in disturbi e alterazioni psicosomatiche, somatopsichiche e/o comportamentali.
Il campione esaminato conferma quanto già espresso dalla Letteratura
Internazionale (Sollow 1980, Okeson 1982, Solberg 1984, Mongini 1989, Hansson
1990) sulla distribuzione delle D.C.C.M. nella popolazione sia relativamente
all'età (71,4% dei soggetti era di età compresa tra i 20 e 40
anni) che al sesso (femmine 77,8% - maschi 22,2%).
Dall'analisi condotta sul campione studiato, è emersa una netta correlazione
tra l'Indice di Sofferenza Soggettiva (I.S.S.)ed i livelli di ansia di Stato
e di Tratto (S.T.A.I. 1-2) e come questi siano più bassi nei soggetti
di sesso maschile (Media 45,64 + 5,67) rispetto ai soggetti di sesso femminile
(Media 48,36 + 4,87), come già rilevato da altri Autori(Gorsuch e Spielberger-1966,
Johnson e Spielberger-1968).
L'analisi dei punteggi STAI 1-2, effettuata con test non parametrici, ha indicato
una diminuzione statisticamente significativa sia nell'ansia di Stato che nell'ansia
di Tratto dal tempo 1 al tempo 3. Parrino (1969)in una sua ricerca condotta
su pazienti psichiatrici in cura per fobie evidenziò, così come
già descritto da Sachs e Diesenhaus (1969) e Hodges (1970) che i punteggi
S.T.A.I. di A-Stato dopo la terapia erano significativamente più bassi
(Media 43,32)dei punteggi A-Stato prima della terapia (Media 51,72), mentre
i punteggi medi A-Tratto rimanevano immodificati.
Tuttavia è lecito ipotizzare che, pur essendo la scala A-Tratto ritenuta
stabile nel tempo e relativamente insensibile alle condizioni nelle quali viene
somministrata (Johnson-1968, Lamb-1969), i livelli di ansia di Tratto possano
essere rimasti immodificati a causa del limitato tempo di adattamento alla terapia.
Infatti nell'ambito della neuroriabilitazione perché il Sistema Nervoso
possa riprogrammarsi è necessario che gli stimoli siano corretti ma anche
che siano sufficientemente ripetuti e prolungati nel tempo per garantire la
realizzazione di nuovi pattern neurosensoriali, neuro motori e neuropsichici.
6. Conclusioni
Nell'ambito dell'attività
del S.N.C., pur essendo la corteccia la principale struttura che determina l'azione,
è il sistema bulbare che svolge le funzioni del mantenimento dell'omeostasi
e del controllo di tutte le normali funzioni corporee involontarie. Il sistema
bulbare include un pool di neuroni che controllano le attività muscolari
ritmiche, quali la respirazione, la deambulazione e la masticazione. Questo
pool neuronale è stato definito "Generatore Centrale di Modello"(Central
Pattern Generator - C.P.G.) e regola con preciso tempismo l'azione fra gli antagonisti
per consentire l'esecuzione della specifica funzione richiesta. Nel corso del
processo di masticazione, ad esempio, il C.P.G. avvia la contrazione dei muscoli
sopra e sottojoidei nel preciso istante in cui agli elevatori viene ordinato
il rilassamento. Questo meccanismo permette l'apertura della bocca per introdurre
il cibo. Successivamente il C.P.G. avvia la contrazione degli elevatori, mentre
il rilassamento dei muscoli sopra e sottojoidei produce la chiusura della bocca
sul bolo. Il processo si ripete fino a quando le particelle in cui è
sminuzzato il cibo sono sufficientemente piccole per essere deglutito. Perché
il generatore centrale di modello sia efficiente, deve essere contemporaneamente
raggiunto dall'input sensoriale trasmesso dalle strutture stomatognatiche e
quindi lingua, labbra, denti e legamento periodontale forniscono continuamente
le informazioni che consentono al C.P.G. di stabilire la cadenza della masticazione
più adatta ed efficace. Trovato il modello di masticazione più
efficiente, che riduce al massimo il danno alle strutture, lo stesso viene acquisito
e ripetuto. Questo modello acquisito è definito "ENGRAMMA MUSCOLARE".
Si può quindi considerare la masticazione come un'attività riflessa
estremamente complessa, prevalentemente controllata dal C.P.G. con input da
parte di numerosi recettori sensoriali. Come molte altre attività riflesse
(respirazione,deambulazione), la funzione stomatognatica (mimica, deglutizione,
masticazione) è un'attività subconscia che tuttavia può
essere riportata in ogni momento sotto il controllo della volontà. Le
informazioni sensoriali in transito verso la corteccia possono essere variate
o modulate a livello bulbare da tre aree particolari:
· Sistema reticolare. E' un'area della porzione centrale del bulbo che
agisce da stazione di scambio per trasmissione degli stimoli alla corteccia.
Questi stimoli generano da parte della corteccia una risposta che viene trasmessa
al sistema reticolare o direttamente usata come impulso motore per le varie
aree corporee. Sembra che il sistema reticolare sia in grado di modificare l'attività
dei motoneuroni e anche di iniziare quella che viene definita attività
muscolare irrilevante. Si tratta di un'attività muscolare che compare
senza sforzo cosciente e non partecipa all'esecuzione di uno specifico movimento
o compito determinato (ad esempio la protrusione della lingua nel disegnare
o lo stropicciarsi nervosamente le mani prima di comparire davanti al pubblico).
· Sistema limbico. Presiede soprattutto alle risposte emotive ed è
costituita da tre regioni: l'amigdala, il setto e l'ippocampo. La stimolazione
dell'amigdala produce sensazioni di ansia, paura, aggressività e panico
e il tipo di emozione che si scatena è prevalentemente condizionato dall'intensità
dello stimolo. La stimolazione del setto e/o dell'ippocampo produce ira. La
produzione di questi stati emotivi da parte del sistema limbico modifica spesso
la risposta corticale ad un determinato stimolo.
· L'ipotalamo. Situato alla base del cervello è il centro coordinatore
di molte funzioni motorie. Le attività sono coordinate per mezzo del
Sistema Nervoso Autonomo e l'ipotalamo presiede soprattutto alla risposta di
combattimento o fuga davanti a stimoli esterni. L'ipotalamo organizza le risorse
fisiche corporee necessarie per l'esecuzione di un compito. Come il sistema
limbico, anche l'ipotalamo è un centro importante per le emozioni e,
poiché coordina le funzioni motorie, anche per determinare il comportamento.
Sperimentalmente si è dimostrato che la stimolazione dell'ipotalamo nel
gatto può suscitare sia aggressività, sia inibizione dell'apertura
delle mascelle.
Quando uno stimolo è inviato al cervello, si verifica un complesso di
interazioni che determinano la risposta appropriata. La corteccia, influenzata
dal bulbo (C.P.G., sistema limbico, sistema reticolare e ipotalamo) regola la
direzione e intensità dell'azione da attuare. Spesso si tratta di un'azione
pressoché automatica, come la masticazione. Nonostante il soggetto ne
sia consapevole, non esiste alcuna partecipazione attiva alla sua esecuzione.
In assenza di particolari stati emozionali, l'azione è in genere prevedibile
e raggiunge con efficienza il suo scopo. Tuttavia, quando sono presenti stati
emotivi intensi, quali paura, ansia, frustrazione o ira, l'attività muscolare
può essere sottoposta a modifiche considerevoli.
L'aumento dello stress emotivo crea un rinforzo dello stimolo da parte del sistema
gamma efferente che comporta contrazione delle fibre intrafusali e che si traduce
in parziale estensione delle regioni sensitive dei fusi muscolari. Quando i
fusi sono parzialmente tesi, per liberare l'azione riflessa occorre una minor
tensione complessiva del muscolo. Questo si ripercuote sul riflesso miotatico
che si traduce in un aumento della tonicità, stato che a sua volta aumenta
la pressione intraarticolare a carico dell'articolazione temporo-mandibolare.
Esiste un'attività muscolare irrilevante, verosimilmente attribuibile
in parte all'aumento dell'attività efferente gamma. Il sistema reticolare,
influenzato dal limbico e dall'ipotalamo, può indurre un'attività
muscolare addirittura non correlata all'esecuzione del compito specifico. Spesso
queste attività assumono il ruolo di abitudini nervose quali il morsicarsi
le unghie, il mordere matite, il serrare i denti ed il bruxismo, condizioni
queste che possono avere pesanti effetti sulla funzione del sistema masticatorio
e lo sviluppo della sintomatologia dolorosa.
Il dolore è un complesso di elaborazioni neurosensoriali e costituisce
il risultato finale di un processo che è stato modulato, durante il suo
svolgimento dall'origine (nocicettori) fino alla destinazione finale (corteccia),
da fattori sia fisici che psicologici. Il dolore quindi, specie se di lunga
durata, può essere senz'altro descritto non tanto come una sensazione
quanto come un'esperienza. L'esperienza di pena ed eventualmente di sofferenza
è la principale considerazione da tener presente nel trattamento dei
pazienti affetti da dolore da lungo tempo.
A tutt'oggi non si conosce ancora perfettamente la modalità di funzionamento
del sistema di modulazione psicologica, ma si crede comunque che abbia una grande
influenza sulla percezione di sofferenza del soggetto. Certi stati psicologici,
ad esempio, incidono positivamente o negativamente sul dolore. Un aumento dello
stress emotivo può essere strettamente correlato con un aumento del dolore.
Altri stati che possano intensificare il dolore o abbassarne la soglia sono
l'ansia, la paura, la depressione e disperazione. E' certo che l'attenzione
dedicata al danno e alle sue conseguenze possono incrementare notevolmente la
sofferenza. E' probabile che i pazienti che dedicano una eccessiva attenzione
al proprio dolore provino una maggiore sofferenza e, inversamente, che i soggetti
in grado di stornare la loro attenzione dal dolore, soffrano di meno. Sulla
base di quanto sopra esposto, è auspicabile, nella gestione di problematiche
dolorose di lunga durata quali anche le Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari,
una più profonda integrazione della psicoterapia e dell'ipnosi nelle
strategie terapeutiche per favorire stati psicologici quali fiducia, sicurezza,
serenità e tranquillità, condizioni queste ormai ritenute indispensabili
per un completa e duratura riabilitazione del soggetto.
Pertanto nella diagnosi e nella terapia di questi disturbi l'esperienza e la
professionalità del medico e dell'odontoiatra, del fisiatra e del fisioterapista,
del neurologo e dello psicoterapeuta si completano a vicenda. La patologia che
colpisce il paziente potrà essere risolta o gestita più rapidamente
e con maggior successo attraverso una valutazione multidisciplinare piuttosto
che con la prestazione isolata del singolo professionista.
Bibliografia
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To cite this article please write:
U. Montecorboli. Modificazioni dei livelli d'ansia nei pazienti disfunzionali cranio-cervico-mandibolari durante terapia. Virtual Journal of Orthodontics [serial online] 2001 Jun 15; 4(1): Available from URL:http://www.vjo.it/041/montit.htm
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Virtual Journal of Orthodontics ISSN - 1128 6547
Issue 4.1 - 2001 - http://www.vjo.it/vjo041.htm
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