Original Article
Published on 15-06-2002
Bite e
Postura
A.
Pelosi*

* DDS
Corresponding
author: Dr. Andrea Pelosi Parma Italy anpelosi@tin.it
Abstract:
L'autore
illustra l'utilizzo dei bite nelle problematiche posturali mediante verifica
posturale con pedana posturometrica.
Introduzione:
Parlando di placche occlusali in odontoiatria occorre prima di tutto chiarire
quale tipo d'apparecchiatura si intenda e soprattutto per quale scopo essa venga
utilizzata. Le placche o "bite" di cui intendiamo trattare in questo
lavoro sono da classificare come apparecchiature funzionali che hanno lo scopo
primario di correggere la dislocazione della mandibola collocandola in posizione
terapeutica. Esse non sono da con fondere con le placche ortodontiche o protesi
che le quali possono avere altre finalità. La terapia con placca è
da considerarsi sempre, o quasi, una terapia occlusale temporanea o provvisoria,
a volte diagnostica, che permette di modificare in modo reversibile lo schema
occlusale preesistente senza inter venire in modo massivo sulla dentatura del
paziente. Questa terapia precederà quella occlusale definitiva, la quale
potrà essere nei casi con discrepanza lieve fra le arcate, un molaggio
selettivo (sottrazione), nei casi con maggior discrepanza o, laddove vi siano
esigenze protesiche, come in mancanza di elementi dentari, un trattamento protesico
(addizione)o infine un tratta mento ortodontico e o chirurgico ortopedico (spostamento)
in casi dove la problematica occlusale sia risolvibile con cure di questo tipo.
Le placche possono essere posizionate sia sull'arcata inferiore sia superiore,
la scelta può dipendere dal tipo di placca o piu' spesso dal tipo di
problematica occlusale, noi preferiamo nella maggior parte dei casi usare bite
inferiori. Possiamo distinguere le placche in placche di svincolo e di riposizionamento.
Placche
di svincolo
Gli obiettivi di una placca di svincolo
sono:
- deprogrammazione dei muscoli masticatori
- eliminazione della propriocettività
- rilassamento muscolare
- posizionamento funzionale della
mandibola
Questo tipo di placca si usa anche
per correggere parafunzioni, (digrignamento o bruxismo e serramento). Può
essere il primo tipo d'apparecchiatura occlusale usato da seguire poi attraverso
terapia occlusale piu' complessa con placca di riposizionamento.
Placche di riposizionamento
L'uso
di questo tipo di placca può seguire la terapia con placca di svincolo,
oppure questo può essere il tipo di placca utilizzato in prima battuta.
E' da applicarsi in presenza di dislocazioni mandibolari importanti e in associazione
ad una ricerca della posizione terapeutica eseguita con le varie metodiche a
disposizione. La presenza di una dislocazione mandibolare in posizione di massima
intercuspidazione dentaria e il primo aspetto da considerare nella programmazione
di un qualsiasi iter terapeutico. Definiamo posizione terapeutica un corretto
e simmetrico rapporto spaziale fra le arcate superiore e inferiore insieme ad
una corretta dimensione verticale con un'equilibrata attività muscolare
bilaterale ed una funzione di dinamica articolare accettabile. La placca di
riposizionamento, oltre agli stessi obiettivi della placca di svincolo, ne ha
altri che possiamo definire ortopedici, come il cambiamento della posizione
condilare in presenza di incoordinazione condilo-meniscale o la correzione di
patologie articolari piu' complesse come il locking e patologie degenerative
artrosiche. Tutti i tipi di placca devono possedere, oltre alla perfetta correzione
dei difetti occlusali, alcuni requisiti tecnici e clinici.
Requisiti
tecnici:
- semplicità nella tecnica
di costruzione
- tempi di laboratorio rapidi
- economicità del materiale
usato
- possibilità d'apportare
modifiche e correzioni facilmente e in breve tempo
Requisiti clinici:
Uso
del bite per problematiche posturali
Per determinare l' origine di una patologia posturale dobbiamo eseguire test
kinesiologici che ci permettono di evidenziare se i problemi strutturali sono
prevalentemente ascendenti o discendenti, cioè di competenza primaria dell'odontoiatra
o del fisiatra, osteopata o chiropratico. Per quanto riguarda noi dentisti e
ormai accertato e riconosciuto il ruolo che l'apparato stomatognatico svolge
nella postura del corpo e che problematiche occlusali interferiscono su una
corretta postura.
Definizione di postura
Per
postura eretta ideale (in assenza di patologia) si intende la posizione anatomica
che si assume in stazione eretta con la faccia rivolta avanti, e gli arti superiori
allineati ai fianchi. Rispetto a questa posizione di riferimento sono descritti
e definiti i piani e gli assi di movimento; questa rappresenta la posizione
zero per la misura dei movimenti della maggior parte delle articolazioni. Per
mantenere questa posizione verticale, caratteristica della specie umana, esiste
un'attività muscolare definita attività tonica posturale, differente dal tono
muscolare di base, che attraverso contrazioni muscolari riflesse, o meglio contrazioni
isometriche antagoniste ripetute, mantiene il corpo nella postura corretta.
Quest'attività è da considerarsi un'attività motoria riflessa che si avvale
di vie sensitive-motorie complesse e multiple, regolata da un complesso sistema
di afferenze ed efferenze. L' apparato stomatognatico è integrato in questo
complesso sistema e influenza ed è influenzato da tutto l'apparato posturale.
Il punto di partenza del sistema è da ricercare nel sistema recettoriale. I
meccanismi che assicurano e regolano l'attività posturale sono indipendenti
dalla volontà e si avvalgono di sistemi nervosi sensorio-motori a vari livelli;
si tratta di un insieme di attività riflesse le cui informazioni provengono
da recettori differenti tramite circuiti nervosi più o meno complessi, e il
loro compito è quello di regolare l'attività tonica dei muscoli degli arti e
del rachide e l'ampiezza dei movimenti delle differenti articolazioni. Oltre
ai meccanismi periferici segmentari, partecipano alla regolazione dell' attività
ortostatica, il sistema labirintico ed i centri sovrasegmentari (formazione
reticolare, cervelletto, gangli basali, corteccia), la muscolatura estrinseca
oculare ed i vari elementi dell'apparato stomatognatico (sistema trigeminale).
Il tono posturale è garantito da circuiti riflessi che utilizzano le afferenze
propriocettive provenienti dai vari recettori oste-oarto-muscolari.
Questi recettori sono principalmente:
fusi
neuro muscolari, organi tendinei del Golgi, corpuscoli del Pacini, terminazioni
libere, e recettori cutanei. Queste afferenze vengono inviate al midollo spinale
o al sistema trigeminale (nuclei specifici quali il nucleo mesencefalico del
V e nucleo sopratrigeminale) attraverso le fibre afferenti sensitive, e, oltre
ad attivare i riflessi segmentari, danno vita a proiezioni somatopiche sui centri
sovraspinali. Le afferenze propriocettive costituiscono una vera e propria catena
di informazioni provenienti da ogni parte del corpo ed il settore cefalico appare
particolarmente importante grazie alle afferenze stomatognatiche. I centri deputati
al controllo posturale con queste informazioni multisensoriali elaborano strategie
posturali adatte per mantenere il servocontrollo dell' intero sistema. La contrazione
muscolare è la caratteristica fondamentale di ogni attività muscolare .Possiamo
distinguere due tipi di contrazione: contrazione fasica, esecuzione di movimenti
rapidi; contrazione tonica, esecuzione di movimenti lenti. La postura è regolata
dalla contrazione tonica. Questo tono è mantenuto da scariche asincrone di impulsi
da parte dei neuroni motori ed è scatenato dai propriocettori del muscolo stesso
per via riflessa. L'apparato stomatognatico è particolarmente ricco di propriocettori;
ricordiamo che l'innervazione arriva dal V nervo cranico o trigemino. I fusi
neuromuscolari sono abbondanti nei muscoli elevatori della mandibola e sono
più scarsi negli abbassatori e per questo l'attività propriocettiva dei muscoli
elevatori va considerata un fattore primario nel controllo della posizione e
dei movimenti mandibolari. L'attività dei fusi neuromuscolari è influenzata
dal sistema nervoso centrale attraverso le fibre g e in particolare da impulsi
provenienti dalla sostanza reticolare, che provocano un accorciamento del fuso
rendendolo più sensibile allo stiramento. Poiché la sostanza reticolare è legata
alla funzione d'attenzione e vigilanza l'attività dei fusi neuromuscolari viene
esaltata in pazienti tesi e nervosi, con aumento dell'attività muscolare in
postura. Organi del Golgi sono presenti nei tendini di tutti i muscoli masticatori,
ma specialmente nel massetere e nel temporale, con la funzione soprattutto di
segnalare le variazioni della tensione con una soglia d'eccitazione molto bassa.
Nell'articolazione sono presenti recettori capsulati e non capsulati e terminazioni
libere. Questi recettori sono concentrati soprattutto nella parte posteriore
dell'articolazione, (zona innervata dal nervo auricolotemporale), sono meccanocettori
sia a rapido sia a lento adattamento, e informano sia sulla posizione dell'articolazione
sia sulle variazioni di carico. Molto importanti sono anche i recettori dentali,
parodontali e gengivali, i quali sono presenti sia come terminazioni libere
amieliniche e capsulate che come recettori anulospirali composti e semplici
i quali sono in grado di registrare forze esercitate sui denti sia in senso
verticale sia orizzontale con una soglia nell'ordine di 15 grammi e, per lo
spostamento, di 23 micron. Tutte queste informazioni raggiungono i vari nuclei
del trigemino. La convergenza di queste informazioni propriocettive nei centri
motori e sui relativi circuiti spinali consente una serie di controlli riflessi
sulla postura dell'apparato stomatognatico e su quella di tutto il corpo. Abbassando
la mandibola si ha una stimolazione dei fusi neuromuscolari dei muscoli elevatori
che provoca la loro contrazione attraverso il riflesso di stiramento o di chiusura
mandibolare. La posizione posturale mandibolare è in grado, grazie ai vari collegamenti
nervosi, di modificare l'attività elettrica dei muscoli cervicali e paravertebrali.
In posizione di massima intercuspidazione, nella quale i recettori alveolari
scaricano, si hanno notevoli variazioni dell'attività elettrica dei muscoli
trapezi e dei muscoli paravertebrali fino a livello della 4" vertebra toracica.
Durante i movimenti di retrusione si nota un aumento dell'attività elettrica
a livello della 7 vertebra toracica, e durante i movimenti in lateralità si
ha una variazione dell'attività elettrica ai muscoli lombari. I muscoli masticatori
a loro volta variano la loro attività elettromiografica in rapporto allo stato
funzionale dei muscoli posturali. La flessione anteriore del capo aumenta l'attività
dei muscoli masseteri e digastrici mentre la reflessione aumenta l'attività
dei temporali. Sperimentalmente colleghi francesi hanno evidenziato una distonia
oculo-motoria omolaterale ed un disturbo dell'attività posturale ortostatica
a seguito di una anestesia unilaterale del trigemino nel suo ramo mandibolare.
In successive sperimentazioni sono state rilevate altre distonie oculo-motorie
omo e contro laterali con disturbi dell'attività tonica posturale(mediante registrazioni
stato-kinesimetriche ed esami dinamici, tipo test di Fukuda) dopo stimolazione
e quindi anestesia di denti. Sono state osservate modifiche della postura del
capo e del corpo e disturbi oculo motori in soggetti affetti da bruxismo, serramento
e disfunzioni miofacciali; i disturbi variavano con il cambiare della posizione
della mandibola. L'uso del bite nella diagnosi e nella terapia di queste patologie
posturali si può rivelare la scelta vincente per vari motivi: modifica le afferenze
occlusali senza apportare modifiche irreversibili perché in nessun modo vengono
modificati i denti, si esegue in tempi rapidi, è una terapia economica e possiamo
affermare che ha un costo biologico zero
Iter
diagnostico e terapeutico
I pazienti che arrivano alla nostra osservazione possono presentare una sintomatologia
varia. Il dolore può essere limitato alla zona articolare e temporale (Sindrome
disfunzionale delle ATM) oppure interessare altri distretti con cefalee, dolori
al rachide (cervicale, dorsale e lombosacrale) e agli arti, o, come più spesso
accade, con presenza di sindrome disfunzionale della mandibola associata a dolori
posturali .A ciò va aggiunto che molto spesso pazienti di questo tipo presentano
sindromi ansiosodepressive. La terapia di queste ansie non è certo di nostra
competenza, ma va tuttavia considerato che l'effetto delle medesime provoca
un aumento generale della tensione muscolare, (muscoli della masticazione compresi),
bruxismo e serramento; teniamo presente che queste parafunzioni in pazienti
con un' occlusione patologica, possono provocare un' amplificazione dei sintomi.
II nostro errore in questo caso può essere quello di prendere in terapia pazienti
che credono di risolvere i loro disordini nervosi curandone una conseguenza
e non una causa, mentre noi odontoiatri possiamo solo attenuare i danni a carico
dell' apparato masticatorio e tuttalpiù, consigliare una buona terapia psicologica.
Anamnesi
E' indispensabile raccogliere un' anamnesi più completa possibile che consideri
sia i problemi a carico dell' apparato stomatognatico che quelli generali e
posturali, importante è considerare i traumi, e non soltanto quelli del distretto
cefalico; un colpo di frusta ad esempio, può essere l'evento scatenante di una
patologia ATM. Come abbiamo messo in evidenza in precedenza il fattore psichico
può avere una notevole influenza, per cui occorre fare domande riguardo ad eventuali
esaurimenti nervosi trascorsi o presenti, facile irritabilità, disturbi del
sonno, uso di tranquillanti o psicofarmaci in genere, e verificare se i sintomi
siano comparsi in un periodo di particolare tensione e se la sintomatologia
si riacutizzi nei periodi di maggiore stress .Vanno considerati poi il dolore
e le parafunzioni. Per quanto riguarda il dolore dobbiamo valutare la zona primaria
e zone di diffusione, l'intensità, il momento della comparsa e le cause che
possono scatenarlo o anche solo modificarlo. Oltre alle parafunzioni come il
bruxismo e il serramento occorre indagare anche su abitudini viziate, come succhiamento
del dito, delle guance e deglutizione atipica.
Visita
Per prima cosa guardiamo il viso del paziente in posizione eretta per evidenziare
eventuali asimmetrie del viso e della postura del capo, del collo o delle spalle.
Si guarda il paziente con la bocca in posizione di riposo e la muscolatura rilassata;
poi gli si chiede di chiudere i denti fino al primo contatto dentale e quindi
di serrare forte. Le asimmetrie sono spesso lievi, ma a volte risultano talmente
evidenti da guidarci verso una diagnosi a prima vista. Si osservano poi eventuali
parafunzioni che possano aver portato ad ipertrofie muscolari. Si passa quindi
ad un primo esame dei rapporti dentali che sarà completato al momento dell'analisi
dentale, limitandosi ora ad osservare evidenti malocclusioni, per esempio 2
o 3 classi di Angle severe con deviazione della linea mediana in massima intercuspidazione:
questo dato ci confermerà in presenza di asimmetrie la diagnosi di dislocazione
mandibolare. L' asimmetria del viso conseguente a dislocazione mandibolare s'accompagna
sempre aduno spostamento della linea mediana inf. verso lo stesso lato di dislocamento.
Si passa poi alla palpazione per l'individuazione di punti algici in corrispondenza
dell'emergenza di nervi cranici dell'ATM e muscoli masticatori. I nervi che
andremo ad esaminare sono i rami sovraorbitale e infraorbitario del trigemino.
La palpazione dell'ATM si esegue sul polo laterale del condilo sul punto retroauricolare
e intrauricolare attraverso il meatoacustico esterno; questi punti si verificheranno
a bocca aperta e a bocca chiusa. La palpazione dell' ATM è da considerare insieme
all' ascultazione della medesima . La manovra di palpazione dei muscoli ha,
per noi, un valore diagnostico molto importante: possono essere esaminati tutti
i muscoli masticatori sia intra oralmente che extra oralmente, e ciò deve essere
fatto con la massima attenzione per non creare falsi dati positivi. L'esame
è sempre da eseguire simmetricamente comparando i muscoli omologhi a destra
e sinistra, a bocca aperta e chiusa; è nel verificare se esistono differenze
di dolorabilità fra muscoli omologhi a destra e a sinistra che si può giungere
a una diagnosi funzionale di dislocazione della mandibola. Questo esame, insieme
all'ascultazione dei rumori, ci guiderà alla ricerca della posizione terapeutica.
L'ascultazione dei rumori articolari è importante perché ci può dare indicazioni
della funizionalità intrarticolare: si devono ricercare il tipo di rumore, l'intensità
e il momento della comparsa. Un rumore di schiocco netto e breve è perlo più
sintomo di dislocamento e incoordinazione condilo-meniscale e si accompagna
ad una deviazione nel movimento di apertura il momento in cui si verifica ci
dice se è un'incoordinazione che avviene all'inizio del movimento o alla fine.
Se il rumore è iniziale e lieve di solito si tratta di una patologia meno grave:
si può dedurre che il menisco e il legamento posteriore non sono gravemente
lesionati. Utile è far aprire in massima apertura il paziente e farlo chiudere
in protrusiva, quindi fargli compiere alcuni movimenti e notare che in presenza
di un' incoordinazione condilo-meniscale il click scompare. La stessa manovra
si può fare con spessori di diverse altezze fra i denti per capire se l' aumento
di dimensione verticale riposiziona il condilo sul menisco. Ripetuti click leggeri
e distribuiti lungo tutto il movimento sono indicativi d'alterazioni morfologiche
dei tessuti articolari molli e/o duri, e possono nei casi più gravi essere rumori
di sfregamento o di sabbia; questi ultimi sono patognomonici di una lesione
degenerativa dei tessuti dell' articolazione e non scompaiono né in posizione
protrusa né alzando la dimensione verticale. Gli esami radiografici in presenza
d'incoordinazioni e di rumori articolari gravi sono indispensabili. Di solito
i più semplici, come stratigrafie delle ATM a bocca aperta e chiusa o radiografie
eseguite con tecniche transcraniali, sono sufficienti per verificare alterazioni
morfologiche in presenza delle quali s'applicherà una terapia appropriata. Da
ultimo va fatta una attenta e accurata analisi dei rapporti occlusali statici
e cinetici. L'esame occlusale viene fatto iniziando dalla posizione di massima
intercuspidazione e registrando i valori d'overjet, overbite a livello incisivo,
presenza di malocclusioni (morso profondo, morso inverso, aperto, ecc.), tipo
d'occlusione secondo le classi di Angle, posizione della linea mediana inferiore
rispetto alla superiore. Il numero e la disposizione dei contatti dentali può
essere verificato con cartine occlusali. Si fanno eseguire i movimenti di lateralità
e protrusione verificando i contatti dentali, facendo particolare attenzione
a contatti interferenti. Si misura anche l'entità delle escursioni in lateralità
e in protrusiva.
Verifica posturale
Alla visita odontoiatrica segue la visita posturale che viene da noi eseguita
con una pedana posturometrica e stabilometrica e un' analisi posturale fatta
dietro un filo a piombo o uno scoliosometro. L'analisi posturale permette al
terapeuta di valutare visivamente il paziente posto dietro ad un filo a piombo
o scoliosometro, al fine di stabilire la posizione del paziente rispetto ad
una posizione ideale.
La posizione ideale va verificata sui tre piani: il piano sagittale (
i segmenti del corpo saranno o flessi o estesi); il piano frontale (
i segmenti del corpo saranno addotti, abdotti, inclinati in convessità o in
concavità, sollevati o abbassati); il piano orizzontale o trasversale
(
i segmenti del corpo ruotano - Kendall). Per l'esame posturometrico e stabilometrico
il paziente è posto sulla pedana e gli viene chiesto di mantenere una posizione
eretta (ma rilassata) e ferma per un tempo prestabilito. La pedana registra
ed elabora carichi ed oscillazioni. I dati elaborati al computer mettono in
evidenza la proiezione al suolo dei carichi posturali, il loro valore sui due
piedi e l'andamento del baricentro di ogni arto e generale. Si fa una prima
registrazione (a bocca chiusa e con denti a contatto)prima di svolgere qualsiasi
intervento sul paziente. Se dall'indagine kinesiologica si rilevano delle cause
di squilibrio, per esempio in una sospetta problematica orale discendente, si
separano le arcate dentali frapponendo rulli di cotone, e si ripete il test
con la pedana .In presenza di problematica orale discendente avremo che il risultato
posturale e stabilometrico del secondo esame sarà cambiato, rispetto al primo,
verso una situazione di miglior equilibrio, conferma strumentale del nostro
esame kinesiologico. La pedana posturometrica e stabilometrica è separabile
ed orientabile ed è composta da due emipedane d'appoggio separabili ed orientabili
per adattarsi alla fisiologia del paziente; essa rileva la distribuzione del
peso del soggetto sui due piedi, in particolare in tre zone specifiche del piede:
I metatarso, V metatarso, tallone. I sensori sono cellule di carico particolarmente
sensibili alle variazioni di peso e in grado di effettuare sino ad un massimo
di 60 misurazioni al secondo per ogni cella. E' possibile vedere durante l'
esame, sullo schermo del computer collegato: la distribuzione dei carichi con
i relativi valori in corrispondenza dei punti sopra elencati e totale di ogni
arto (vedi immagine di lato); la valutazione della normalità del carico intesa
come variazione percentuale e la relativa tendenza.
Preparazione
del bite
Una volta posta la diagnosi di dislocazione mandibolare in occlusione abituale
(occlusione abituale patologica) occorre portare il paziente in posizione terapeutica
o in occlusione abituale non patologica il più rapidamente possibile. Ciò si
ottiene con una placca occlusale o bite di svincolo o di riposizionamento .La
nostra proposta, per i casi di dislocamento mandibolare senza gravi incoordinazioni
condilomeniscali o patologie più complesse articolari, è un bite di svincolo
posto nell' arcata inferiore, stampato e ribassato in bocca. Classicamente i
bite sono costruiti con resine acriliche rigide secondo tecniche di laboratorio
a caldo o a freddo; nelle tecniche a caldo il bite viene prima confezionato
in cera poi trasformato in resina, in quelle a freddo il materiale viene posto
direttamente sui modelli per addizione e quindi ne sono limati gli eccessi.
La resina ha spessori che vanno da 1,5 mm a 34 mm in occlusione e da 2 a 5 nelle
altre zone. Bite stampati con materiale composito sono stati usati dal Dott.
Zucchi il quale per primo ha introdotto il concetto di placche che presentino
dal lato occlusale caratteristiche di rigidità, e dal lato dentale di elasticità.
Fra i vari materiali che sono stati sperimentati per la costruzione di bite
con queste caratteristiche, si sono scelti dischi di materiale termoplastico
composti da due strati di diversa durezza, uno di silicone morbido e uno di
materiale plastico-rigido. Questi dischi sono di spessore variabile, il più
sottile misura 1,8 mm, il medio 3 mm e il più alto 4,5 mm; si usano anche dischi
solo rigidi di spessore 1 mm quando non si può aumentare di molto la dimensione
verticale.
Procedura
clinica
La prima valutazione che ci apprestiamo a compiere è la ricerca della dimensione
verticale che ci servirà a correggere la dislocazione. Ci serviremo di spessori
noti che metteremo fra le arcate fino al raggiungimento di una distanza che
riterremo ottimale. In questa posizione verificheremo anche i cambiamenti posturali
e la risposta positiva ai test muscolari. Registrata l'altezza che noi vogliamo
dare al bite sono inviati i modelli al tecnico, il quale stamperà sul modello
inferiore una placca dello spessore da noi richiesto. Avremo a questo punto
una placca che presenterà uno spessore uniforme su tutti i denti e che regoleremo
in bocca al paziente. Con cartine da articolazione ritoccheremo fino a che si
verifichi un contatto su tutti i denti. Questo contatto dovrà permettere alla
mandibola di chiudere in posizione terapeutica: non dovranno perciò esserci
scivolamenti. Per ottenere un contatto occlusale ottimale si ribasa occlusalmente
la placca con resina autopolimerizzante direttamente in bocca. Occorre osservare
con attenzione che il paziente chiuda la bocca in posizione corretta. Indurita
la resina il bite viene rifinito dando una corretta morfologia occlusale, con
contatto su tutti i denti posteriori e sfiorante sugli incisivi. Riportando
una guida canina e incisiva fisiologica. Controllo posturale con bite A regolazione
occlusale avvenuta la placca correggerà le problematiche occlusali, si potrà
ora passare alla verifica posturale. Sulla nostra cartella avremo registrato
i dati ricavati in prima visita dall'analisi posturale e avremo computerizzati
i dati posturometrici. Si rivaluta ora il paziente raccogliendo i nuovi dati
con correzione occlusale e si comparano con i precedenti. Se la problematica
occlusale creava interferenze posturali, e la nostra correzione è stata eseguita
correttamente, avremo un miglioramento della condizione posturale.
Discussione
Con
questo lavoro abbiamo voluto evidenziare che, anche con una terapia temporanea
quale puo' essere quella con bite, e' possibile correggere interferenze nocicettive
che dall'apparato stomatognatico possono creare disturbi posturali. Molto spesso
nella professione odontoiatrica si bada all'aspetto meccanico puro dell'apparato
stomatognatico, senza considerare che tutto cio' che viene fatto in bocca modifica
delle afferenze nervose che guingono al Sistema Nervoso Centrale dove queste
informazioni vengono eleborate e inviate come afferenze nervose a tutto il corpo.
Se le afferenze non sono corrette il SNC cerchera' di compensare per non creare
patologia, e quindi si potra' avere uno squilibrio prima, una patologia dopo,
se lo stimolo nocicettivo non cessera'. Il bite puo' , in tantissimi casi, essere
la terapia piu' rapida, economica e che comunque non modifica in modo definitivo
le afferenze orali. In certi casi, come ad esempio in presenza di cefalee anche
gravi, dove sono state tentate senza risultato tutte le terapie classiche, noi
ci sentiamo di suggerire l'uso del bite, che piu' essere definito inquesto caso
"bite diagnostico". Se si assiste ad un miglioramento dei sintomi si procedera'
con la terapia odontoiatrica, e anche se non ci sara' nessun miglioramento non
si saranno comunque creati danni.
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To cite this article
please write:
A. Pelosi, Bite
and posture. Virtual Journal of Orthodontics [serial online] 2002 June
30; 4(3): Available from URL:http://www.vjo.it/043/posture.htm

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Issue
4.3 - 2002 - http://www.vjo.it/vjo043.htm
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