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Published on 15-11-2002
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LA BIOCOMPATIBILITÀ
DEI MATERIALI ORTODONTICI: REVISIONE DELLA LETTERATURA
Seconda Parte
E. Defraia*, A. Marinelli**, G. Mannori***
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*MD, DDS, Researcher, Florence University [Medline Lookup]
**DDS, PhD Candidate, Florence University [Medline Lookup]
*** DDS, Florence University [Medline Lookup]
Corresponding author: Dr. Efisio Defraia c/o Dipartimento di Ododontostomatologia
Via del Ponte di Mezzo, 46/48 50127 Firenze Fax+39-55-411798 e-mail: e.defraia@odonto.unifi.it
Abstract: Una corretta terapia ortodontica non può
prescindere dalla precisa conoscenza da parte del clinico della biocompatibilità
dei materiali che compongono le apparecchiature. L'ortodontista infatti deve
essere pienamente consapevole delle reazioni avverse che possono essere evocate
dai materiali da lui utilizzati, per poter essere in grado di attuare nei loro
confronti un'opportuna opera di prevenzione e, quando necessario, di intercettamento.
Tali reazioni sono in parte poco conosciute, soprattutto per quanto concerne
i materiali di più recente introduzione nella pratica ortodontica e non ancora
passati attraverso un'esperienza clinica prolungata. In questo studio viene
condotta una rassegna della letteratura relativa alle reazioni di incompatibilità
nei confronti dei materiali ortodontici. Fra questi viene riservata un'attenzione
particolare alle leghe metalliche per la possibilità che esse inducano reazioni
di ipersensibilità nei confronti del nichel, un componente comunemente aggiunto
ai composti metallici in qualità di antiossidante. L'insorgenza di reazioni
avverse ai materiali per ortodonzia è risultata molto rara, consistendo di un
totale di soli 23 casi riportati dalla letteratura. Di questi, 21 erano relativi
a reazioni allergiche nei confronti degli ioni nichel e cromo presenti all'interno
di leghe metalliche. Il rilascio di questi ioni, con il conseguente rischio
di sensibilizzazione allergica, è risultato essere dipendere da tre fattori
principali costituiti da: composizione elementare della lega, finitura superficiale
della superficie metallica e omogeneità strutturale dell'apparecchiatura ortodontica
finita. Un appropriato controllo di questi tre fattori, da mettere in atto durante
il processo di produzione industriale dei materiali ma anche da parte dell'ortodontista
in corso di applicazione clinica, rappresenta il modo più idoneo ad evitare
l'insorgenza di reazioni avverse.
Seconda parte: (continua da http://www.vjo.it/044/biot.htm )
Cancerogenesi
La capacità cancerogenetica degli ioni metallici è stata oggetto di numerosi
studi in ambito di tossicologia occupazionale. In particolare, un'azione cancerogena
è stata ampiamente dimostrata a proposito del nichel, relativamente all'esposizione
di alcune classi di lavoratori ai vapori derivati dalla produzione industriale
di leghe metalliche (8,22). Tale effetto cancerogeno è stato confermato da studi
sperimentali in vitro, che hanno dimostrato che questo elemento è dotato di
potere trasformante nei confronti di linee cellulari fibroblastiche mantenute
in coltura (18). Sulla base di queste evidenze, è stata dibattuta la possibilità
che anche il nichel contenuto nelle leghe metalliche per applicazioni mediche
presenti potere cancerogeno. Tuttavia, da studi in vitro è risultato che né
l'acciaio inossidabile né le leghe per ortodonzia al nichel titanio sono dotati
di azione genotossica (5); anche il titanio puro è risultato privo di potere
mutageno (3,5). Inoltre, non esistono indicazioni di tipo clinico relative ad
una possibile azione cancerogena delle apparecchiature metalliche in pazienti
sottoposti a terapia ortodontica.
Stimolazione allergica
Le reazioni allergiche ai materiali metallici per uso ortodontico vengono provocate
principalmente dal nichel, dal cromo e dal cobalto che vengono rilasciati per
effetto dei fenomeni di corrosione (41,46,48); fra questi, il nichel rappresenta
l'agente sensibilizzante più comune (12). Le allergie al nichel ed al cromo
riconoscono la patogenesi delle risposte di ipersensibilità ritardata (o di
IV tipo). Come è caratteristico di questo tipo di reazioni, esse si presentano
con manifestazioni cliniche di tipo locale la cui espressività è strettamente
dipendente dal contatto diretto dell'apparecchiatura ortodontica, o di sue porzioni,
con il distretto corporeo che è sede della risposta. Non sono mai state descritte
reazioni a distanza, quale espressione di un coinvolgimento sistemico dell'organismo.
Queste caratteristiche cliniche differenziano le reazioni allergiche agli apparecchi
ortodontici dalle allergie di tipo occupazionale che sono state documentate
a proposito dei lavoratori esposti a vapori generati dalla produzione industriale
delle leghe metalliche. In questi casi, si ritiene che l'esposizione per via
inalatoria al nichel provochi una rapida immissione di questo ione nel circolo
sanguigno; a livello ematico, si verificherebbe la sua coniugazione con proteine
sieriche circolanti, dotate della capacità di conferire a questo ione potere
allergogeno (50). La reazione allergica che si viene ad evocare è quindi di
natura sistemica, coinvolge vari distretti dell'organismo fra cui l'albero bronchiale
determinando tipiche manifestazioni ostruttive, e riconosce la patogenesi delle
risposte immunitarie di tipo immediato (o di I tipo) (8,47,51). Tuttavia, queste
osservazioni di tipo occupazionale hanno spinto vari autori a valutare la possibilità
che l'esposizione ad apparecchiature ortodontiche possa provocare l'immissione
di ioni metallici nella circolazione sistemica dei pazienti. A questo scopo,
sono stati misurati i livelli di nichel presenti nel circolo sanguigno di soggetti
sottoposti a terapie ortodontiche rispetto ad opportuni gruppi di controllo,
non trattati ortodonticamente. E' risultato che i portatori di apparecchiature
ortodontiche complete, costruite sia in nichel titanio che in acciaio inossidabile,
presentavano livelli ematici di nichel del tutto sovrapponibili a quelli riscontrati
nei gruppi di controllo (10). Studi analoghi, condotti per valutare la quantità
di nichel riscontrabile nella saliva dei pazienti ortodontici, hanno dimostrato
livelli non significativamente diversi da quelli osservati prima dell'inserimento
degli apparecchi (21,33), oppure in soggetti non sottoposti a terapia ortodontica
(35). Da questi studi emerge quindi che gli apparecchi per ortodonzia, pur essendo
capaci di rilasciare prodotti di corrosione all'interno della cavità orale (42),
non determinano, tuttavia, l'ingresso di quantità misurabili di ioni nichel
nel circolo ematico né in altri distretti corporei quali le ghiandole salivari.
Questi risultati offrono una verifica sperimentale all'osservazione clinica
precedentemente menzionata che l'esposizione al nichel per via mucosa o cutanea
è in grado di evocare reazioni allergiche locali, del tipo da contatto, ma prive
di un carattere sistemico. Indipendentemente dall'esposizione a dispositivi
di tipo metallico per motivi medici, le reazioni da contatto al nichel e ad
altri ioni metallici costituiscono un'evenienza decisamente comune nella popolazione
generale. Nei paesi industrializzati, infatti, l'incidenza di ipersensibilità
al nichel è del 4.5 - 28.5 %, con netta prevalenza nel sesso femminile. Valori
così elevati sono da ascrivere alla notevole diffusione del nichel nell'ambiente,
che fa di questo elemento un contatto comune e ripetuto della vita quotidiana
(8,15,16,22). In ambito ortodontico, invece, le evidenze cliniche e sperimentali
relative ad un ruolo allergizzante di questo ione sono molto limitate. Due studi
clinici, condotti con una metodologia analitica di tipo trasversale, indicano
che il trattamento ortodontico con apparecchiature metalliche non è in grado
di indurre sensibilizzazione nei confronti del nichel. Gli autori, infatti,
non hanno riscontrato differenze fra la l'incidenza di positività a prove allergiche
specifiche per questo ione in gruppi di pazienti ortodontici ed il valore reperito
in gruppi di controllo, costituiti da soggetti non trattati (30,32). Invece,
uno studio di tipo longitudinale riporta che, su 23 pazienti sottoposti a terapia
ortodontica ed inizialmente negativi alle prove allergiche al nichel, due andavano
incontro ad una positivizzazione dei tests cutanei in corso di trattamento (7).
E' interessante osservare che né in questi pazienti, né in altri cinque che
erano risultati ipersensibili al nichel fin dall'inizio della terapia ortodontica,
sono stati rilevati segni o sintomi clinici di allergia a livello della cavità
orale. Dall'esame di questi studi emerge che il rischio di sviluppare un'ipersensibilizzazione
al nichel a seguito di terapia ortodontica risulta piuttosto modesto (pari a
8.7% secondo la casistica riportata da (7)). Il problema, tuttavia, che si pone
in modo più impellente è costituito dall'evenienza che soggetti precedentemente
sensibilizzati al nichel possano sviluppare reazioni indesiderate quando vengono
esposti ad apparecchiature ortodontiche di tipo metallico. Secondo una casistica
di (58), su 1085 ragazze sottoposte a terapia ortodontica non è stata riscontrata
nemmeno una manifestazione di tipo allergico alle apparecchiature utilizzate.
Da un altro studio condotto su 425 pazienti ortodontici, risulta che circa l'1%
dei soggetti trattati sviluppava reazioni indesiderate alla terapia, con sede
sia intra che extraorale; tuttavia, incertezze nella diagnosi di tali lesioni
non consentivano di accertare quante di queste fossero effettivamente da attribuirsi
a reazioni di natura allergica provocate dai materiali metallici (29). Queste
casistiche cliniche, grazie anche ai numeri decisamente elevati di soggetti
presi in esame, indicano quindi che l'insorgenza di manifestazioni allergiche
alle apparecchiature metalliche costituisce un evento decisamente raro. Tale
indicazione trova conferma nell'esame dei casi di allergie al nichel, verificatisi
in corso di terapia ortodontica, che sono stati fino ad ora riferiti in letteratura.
Infatti, da un esame attento delle pubblicazioni è risultato un totale di soli
21 casi di reazioni allergiche provocate da apparecchiature ortodontiche di
natura metallica. Le principali caratteristiche cliniche dei singoli casi, unitamente
agli opportuni riferimenti bibliografici, sono riportati nella tabella 1. La
sede di tali reazioni è risultata essere sia intra che extraorale. Comunque,
appare quasi sempre evidente il rapporto fra sede della risposta clinica e luogo
di applicazione dell'apparecchiatura ortodontica. Si noterà infatti che la maggior
parte dei casi di manifestazione allergica con sede a livello cutaneo sono da
attribuire alle trazioni extraorali. Si ricorderà in proposito che uno fra i
componenti delle apparecchiature ortodontiche più soggetto ai fenomeni di corrosione
è costituito proprio dall'arco facciale delle trazioni extraorali, a causa della
costante presenza di saldature con leghe d'apporto. E' comprensibile quindi
come, a seguito del rilascio di ioni metallici per corrosione, si possano sviluppare
manifestazioni di tipo allergico in corrispondenza della commessura labiale
e, in generale, del volto con estensioni varie del processo dermatitico fino
ad interessare le palpebre o addirittura il cuoio capelluto (11,17,31,40,60).
E' opportuno inoltre menzionare che la discreta capacità allergizzante delle
trazioni extraorali è da ascriversi, oltre che agli archi facciali, alle grappette
che talvolta collegano la componente metallica a quella propriamente elastica.
Tali componenti, spesso rivestite da nichelature, sarebbero responsabili dell'insorgenza
di manifestazioni allergiche sul collo (23,40). Ancora a proposito delle trazioni
extraorali, certe abitudini dei pazienti legate al sonno sarebbero, secondo
gli autori, implicate nella espressione clinica della patologia allergica in
sedi apparentemente non tipiche, quali le avambraccia (23). La tabella riporta,
inoltre, che le apparecchiature di tipo fisso, così come le componenti metalliche
di certe placche, hanno prodotto risposte allergiche localizzate prevalentemente
in sede intraorale (9,19,62). Risulta invece di più difficile comprensione,
per questa stessa tipologia di apparecchio, la sede extraorale di alcune lesioni
allergiche che sono state riscontrate in alcuni casi (14,64,67). Secondo il
giudizio degli autori, è possibile che l'insorgenza di tali reazioni dipenda
da concomitanti esposizioni al nichel attraverso contatti di altra origine rispetto
a quella ortodontica. In alternativa, è possibile che in questi casi l'esposizione
alle apparecchiature ortodontiche sia stata sufficiente ad evocare reazioni
allergiche a livello della cute ma non nella cavità orale. In proposito, è opportuno
citare l'osservazione che i fluidi salivari e crevicolari, in virtù del loro
potente effetto di detersione nei confronti delle sostanze esogene, possono
esplicare un'azione sfavorente nei confronti dell'insorgenza di manifestazioni
allergiche nella cavità orale (64); infatti è noto che in questa sede è necessaria
una concentrazione di allergeni da cinque a dodici volte superiore rispetto
a quella cutanea per evocare una reazione allergica della medesima entità (48).
La natura squisitamente allergica delle reazioni descritte nella tabella 1 è
stata accertata dagli autori sulla base delle caratteristiche cliniche delle
lesioni e della condizione di accertata ipersensibilità dei pazienti nei confronti
del nichel. Con l'eccezione, infatti, di un caso (9), tutti i soggetti presi
in esame presentavano una storia clinica precedente fortemente indicativa di
una iperreattività allergica al nichel; tale positività anamnestica è stata
anche corroborata dai risultati di specifiche prove diagnostiche cutanee. Infine,
la sospensione del trattamento ortodontico o la sostituzione delle componenti
metalliche con elementi che sicuramente non contenevano nichel esitava nella
regressione completa delle lesioni, fino a guarigione clinica.
Polimeri acrilici
La vasta utilizzazione di questi materiali da parte dell'odontoiatria moderna
è alla base del notevole interesse che si è andato accumulando negli anni per
la biocompatibilità di questi materiali. Le indicazioni riportate dalla letteratura
sui possibili effetti irritativi, tossici ed allergizzanti dei composti acrilici
provengono principalmente da pubblicazioni in ambito protesico e restaurativo.
Per quanto riguarda invece l'applicazione di questi materiali in ortodonzia,
le informazioni sulla loro biocompatibilità sono piuttosto scarse. Secondo l'ampia
casistica riportata da (29), i composti acrilici erano responsabili di alcune
reazioni di tipo irritativo a carico del personale sanitario che operava nel
settore clinico ortodontico. Le lesioni più comuni erano rappresentate da dermatosi
delle mani e delle dita; comunque, in questo studio vengono descritti anche
sintomi di irritazione oculare, quali lacrimazione ed intenso prurito fino al
dolore, e manifestazioni a carico delle prime vie respiratorie. In tutti questi
casi, i monomeri acrilici, altamente volatili ed irritanti, costituivano gli
agenti eziologici più importanti. Lo stesso studio riporta anche sporadiche
osservazioni di reazioni allergiche dei pazienti ortodontici nei confronti dei
composti acrilici polimerizzati. Tuttavia, la definizione diagnostica di tali
reazioni non è tale da consentirne una sicura definizione sotto un profilo eziologico
e patogenetico. La letteratura relativa alle osservazioni di casi clinici ortodontici
è limitata ad un solo studio che riguarda l'utilizzazione di un cemento di natura
composita per la fissazione di attacchi diretti (28). Questo materiale era responsabile
di una reazione di natura allergica con sede sia intra che extraorale, le cui
manifestazioni consistevano in un intenso arrossamento della mucosa orale, accompagnato
da eritema e prurito della regione circumorale del volto. L'eziologia di questa
reazione era effettivamente da ascriversi al materiale composito per cementazione,
considerando la risposta positiva del paziente a prove allergiche specifiche
e la remissione completa della sintomatologia dopo sostituzione del materiale
con un cemento di diversa composizione.
Elastomeri
Lo studio della biocompatibilità dei materiali elastomerici ha suscitato un
interesse sempre maggiore negli ultimi anni, in seguito all'introduzione nella
pratica clinica dei guanti in gomma naturale. Infatti, parallelamente alla diffusione
dell'uso dei guanti si è assistito al moltiplicarsi delle indicazioni di un
possibile ruolo allergizzante svolto da certi componenti elementari della gomma.
La ricerca ha successivamente chiarito che l'azione allergogena è svolta dal
lattice, un polimero dell'isoprene, il quale assume caratteristiche allergeniche
a seguito dei processi di trasformazione industriale che sono implicati nella
produzione dei manufatti gommosi. A differenza delle varie reazioni allergiche
che sono state fin qui illustrate, il contatto con il lattice induce l'organismo
a sviluppare una reazione di ipersensibilità immediata (o di tipo I). Poiché
questo tipo di risposta immunitaria prevede, accanto a manifestazioni cliniche
di tipo locale (56), anche un possibile coinvolgimento sistemico dell'organismo,
l'allergia al lattice può costituire un evento temibile nella pratica odontoiatrica
e medica. Dall'esame della specifica letteratura ortodontica risulta un solo
caso di allergia al lattice, prodotto dal contatto della regione orale di una
paziente con i guanti indossati dall'ortodontista (49). L'espressività clinica
della risposta era esclusivamente di tipo locale, e consisteva in un eritema
di tipo orticarioide localizzato al volto in sede circumlabiale e perimandibolare,
con associato edema del labbro inferiore. La natura allergica della reazione
è stata accertata mediante specifiche prove sierologiche di laboratorio, che
hanno identificato nel lattice l'agente scatenante della risposta. Le allergie
ai derivati del lattice costituiscono un argomento di interesse particolare
in ortodonzia, considerando che questa sostanza costituisce un componente fondamentale
di vari strumenti di ampio uso nella terapia ortodontica. Oltre ai guanti, si
ricorderanno a questo proposito le legature e gli elastici per trazioni intra
ed intermascellare. E' quindi importante che il clinico sia cosciente della
possibile evenienza di una reazione allergica nei confronti di questo tipo di
materiale.
Conclusioni
L'esame della letteratura
sull'argomento consente di concludere che i materiali per uso ortodontico presentano
una notevole biocompatibilità con i tessuti dell'organismo. Le uniche reazioni
avverse riscontrate nella pratica clinica sono costituite da lesioni di tipo
irritativo e da manifestazioni di natura allergica. Le reazioni irritative hanno
riscosso un modesto interesse da parte della letteratura scientifica, perchè
si presentano con quadri sintomatologici molto blandi e del tutto reversibili
con l'allontanamento dello stimolo irritativo. Di spiccata pertinenza della
patologia di tipo professionale, esse costituiscono la risposta ad agenti chimici
di comune riscontro in ambito odontoiatrico, non necessariamente collegati alla
specifica pratica ortodontica. Per quanto concerne le manifestazioni di tipo
allergico, l'esame degli studi clinici consente di affermare che esse rappresentano
un'evenienza del tutto eccezionale. Infatti, sono risultati, in totale, 2 soli
casi di reazioni allergiche indotte da materiali ortodontici di natura non metallica
e 21 casi di allergie provocate da leghe metalliche. Per quanto riguarda i metalli,
tale incidenza può apparire inspiegabilmente bassa se si confronta con l'elevata
frequenza di casi di ipersensibilità al nichel che è caratteristica delle nostre
popolazioni. Questa discrepanza è da attribuirsi al fatto che la cavità orale
costituisce un ambiente particolarmente protetto dall'insorgenza di reazioni
di tipo allergico, grazie al potente effetto di detersione espletato dai fluidi
salivari nei confronti di sostanze potenzialmente allergogene. Le osservazioni
riportate dalla letteratura dimostrano che le reazioni allergiche alle leghe
metalliche non hanno carattere sistemico, ma producono soltanto lesioni di tipo
eczematoso nella stessa sede cutanea o mucosa nella quale si è verificato il
contatto con l'apparecchio ortodontico. La mancata estrinsecazione sistemica
di tali risposte viene spiegata sulla base di due ordini di considerazioni.
In primo luogo, le apparecchiature ortodontiche applicate in sede intraorale
non sono in grado di rilasciare componenti ionici elementari all'interno del
circolo sanguigno; pertanto, le terapie ortodontiche non possono determinare
una sensibilizzazione di tipo sistemico dell'organismo. Inoltre, la patogenesi
delle reazioni allergiche indotte dal nichel è riconducibile ad un meccanismo
di ipersensibilità di tipo ritardato e, come tale, non è in grado di determinare
segni o sintomi di tipo generale. Il carattere strettamente locale delle risposte
avverse ai materiali metallici fa sì che esse costituiscano un fenomeno clinico
ben circoscritto e quindi facilmente controllabile con i comuni ausili terapeutici
a disposizione del medico. Un'ulteriore considerazione va riservata alla possibilità
che le terapie ortodontiche con apparecchiature di tipo metallico possano fare
insorgere nei pazienti, pur in assenza di sintomatologia clinica manifesta,
uno stato di ipersensibilità al nichel. Questa condizione, infatti, risulterebbe
predisponente all'insorgenza di manifestazioni cliniche di tipo allergico a
seguito di contatti ulteriori con tale elemento. Quest'ipotesi non ha trovato
conferma nei risultati sperimentali, consentendo quindi di concludere che le
leghe metalliche per uso ortodontico sono, da questo punto di vista, del tutto
sicure. E' opportuno, infine, osservare che la conoscenza dei meccanismi biologici
che sono alla base delle reazioni allergiche ai materiali ha consentito di individuare
alcune caratteristiche che vengono considerate essenziali per ottenere apparecchiature
ortodontiche dotate di un basso potere allergizzante. Si ricorderà, a questo
proposito, l'importanza che è stata attribuita alla necessità di produrre materiali
dotati della più alta omogeneità di composizione possibile, fino a raggiungere
la caratteristica "ideale" della monocomposizionalità. Poiché questo ed altri
requisiti sono stati ormai recepiti a livello di produzione industriale, si
può ritenere che molte delle apparecchiature ortodontiche attualmente disponibili
sul mercato presentino un ridottissimo potere allergizzante. In proposito, la
sostituzione delle tradizionali saldature con leghe d'apporto da parte delle
più innovative tecniche di puntatura laser e l'utilizzazione della tecnica del
Metal Injection Moulding (MIM) per la produzione di attacchi ha rappresentato
un notevole elemento migliorativo non soltanto delle proprietà meccaniche degli
apparecchi metallici, ma anche delle loro caratteristiche di biocompatibilità.
Nonostante la documentata rarità delle manifestazioni allergiche ai materiali
ortodontici e la loro minima gravità clinica, è opportuno sottolineare come
spetti al medico dimostrare una piena consapevolezza nei confronti del problema
della biocompatibilità, soprattutto in relazione ai "nuovi" materiali che la
tecnologia industriale, sempre in continua evoluzione, intenderà sottoporre
al vaglio della sua esperienza clinica.
La biocompatibilità dei materiali è un tema che nel corso degli anni ha riscosso un interesse sempre maggiore sia nell'ambito della comunità scientifica ortodontica che da parte della moderna ingegneria industriale. Il motivo di una così spiccata attenzione è in gran parte da ascriversi alla continua e progressiva evoluzione cui, particolarmente negli ultimi decenni, è andata incontro la tecnologia di produzione dei materiali ortodontici. Infatti, di pari passo con il perfezionarsi di una tecnologia altamente avanzata, negli anni si è venuto a realizzare lo sviluppo di una gamma di materiali sempre più sofisticati e versatili. E' indubbio che la disponibilità di mezzi così evoluti ha contribuito in modo notevole ad ampliare le possibilità di cura dell'ortodontista. E' stato, infatti, grazie anche ai "nuovi" materiali che il clinico è venuto a confrontarsi con prospettive di cura che non sarebbero state immaginabili prima dell'avvento dell'attuale era tecnologica (36,37). D'altra parte, una proliferazione così rapida di mezzi terapeutici ha sollevato perplessità crescenti sulle caratteristiche di sicurezza dei materiali nei confronti dei tessuti dell'organismo. Infatti, la proposta di nuovi materiali da parte della ricerca industriale non ha tenuto sempre il passo con un adeguato processo di verifica clinica; è stato così che nella pratica ortodontica si sono verificate situazioni inattese di effetti dannosi nei confronti del paziente prodotti da parte di materiali decisamente innovativi ma non sufficientemente testati sotto il profilo delle caratteristiche di accettabilità biologica (46). Un ulteriore elemento di riflessione scaturisce dall'uso, peraltro molto frequente, dei materiali ortodontici in pazienti ancora in fase di crescita. E' noto, in proposito, che in età evolutiva le reazioni immunitarie nei confronti di sostanze estranee sono da considerarsi potenzialmente immature e quindi suscettibili di esprimersi con manifestazioni cliniche di tipo iperrerattivo. In particolare, le risposte di ipersensibilità note come reazioni di tipo atopico sono decisamente più frequenti nelle età evolutive precoci rispetto a quanto si osserva a crescita ultimata (61). E' per questi motivi che l'avvicendarsi di proposte industriali sempre nuove, ma non sempre sufficientemente vagliate sotto il profilo allergologico, ha fatto sorgere motivate perplessità sull'uso dei materiali ortodontici in età pediatrica. Sulla base di queste considerazioni, si impone al clinico di oggi una pausa di riflessione sulle caratteristiche di biocompatibilità che sono proprie dei materiali per ortodonzia. L'obbiettivo di questo studio è quello di condurre una revisione critica della letteratura relativa alle informazioni disponibili su questo argomento.
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E. Defraia, A. Marinelli, G. Mannori. Biocompatibility of orthodontic materials: A review. Second Part. Virtual Journal of Orthodontics [serial online] 2002 November 15; 5(1): Available from URL:http://www.vjo.it/051/bio2.htm
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Virtual Journal of Orthodontics ISSN - 1128 6547
Issue 5.1 - 2002 - http://www.vjo.it/vjo051t.htm
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