Original article
Published on 04/06/96
estratto da:
Tesi di laurea A.A 1989/90 di Floria Gabriele
Dr. Gabriele Floria editor@vjo.it
Sommario
La traumatologia dentaria in età pediatrica rappresenta il 6-7% di tutta la patologia
orale infantile.(1)
Nel soggetto in età evolutiva le lesioni dentali e
delle strutture di sostegno, possono essere responsabili di alterazioni di entità
variabile a carico, non soltanto degli elementi di sostituzione, ma anche delle
caratteristiche morfologiche e funzionali dell'intero apparato stomatognatico.
La dentatura decidua rappresenta infatti, un momento delicato ed essenziale nel corretto
accrescimento del complesso cranio-facciale.
Alle finalità masticatoria e fonatoria se ne aggiungono altre, meno evidenti ma non per
questo di minore importanza, quale quella di generare impulsi funzionali che si
trasmetteranno alle strutture muscolo-scheletriche, e che in base alla teoria della
"matrice funzionale" di Moss, orienteranno l'accrescimento osseo, nonché
eserciteranno la funzione di guida della normale eruzione e del corretto allineamento
della dentatura permanente.
Pertanto, una qualsiasi alterazione della dentatura decidua, sia essa di origine
malformativa o per patologia acquisita, potrebbe comportare problemi alla dentatura
definitiva e, in ultima analisi di valutazione del danno, proprio in previsione delle
possibili conseguenze future sulla dentatura definitiva ( Tollaro e coll. (2) ).
Considerando che, come già accennato, la traumatologia dentaria in età pediatrica
rappresenta una cospicua parte di tutta la patologia orale infantile, e preso atto che
esiste nella popolazione una crescente richiesta di cure ortognatodontiche, ci è sembrato
interessante analizzare la patologia ex-trauma in dentatura decidua e mista sotto il
profilo medico-legale oltre che clinico.
Scopo della presente tesi è appunto l'individuazione e l'inquadramento delle possibili
conseguenze di un trauma sulla dentatura decidua, la quantizzazione della loro incidenza,
considerata sia in termini assoluti, sia in base all' età del paziente all' epoca del
trauma, ed infine la prospettazione delle problematiche di ordine medico-legale connesse
alla valutazione del danno permanente in responsabilità civile.
Riprendendo una classificazione (3) proposta da Tollaro e coll. nel 1982, abbiamo suddiviso i meccanismi patogenetici nel seguente modo:
Tra le conseguenze più concretamente obbiettivabili consideriamo:
La ricerca è stata attuata su una casistica di 106
pazienti in cura e/o in osservazione presso il Reparto di Ortognatodonzia dell' Istituto
di Odonto-gnato-stomatologia dell' Università di Firenze, selezionata in base al dato
anamnestico di un trauma sulla dentatura decidua.
Per ogni paziente è stata annotata l'età al momento dell'osservazione, il reperto
clinico, l'età alla quale si è verificato l'evento lesivo, nonché la sede, e la
tipologia del trauma (ove presente).
La nostra attenzione si è focalizzata soprattutto sull' analisi delle conseguenze di un
trauma in dentatura decidua, in quanto maggiormente rappresentato, ma soprattutto
clinicamente più attinenti a problematiche ortodontiche, essendo il trauma un probabile
fattore eziologico nella genesi delle anomalie dentali e dento-alveolari.
Bisogna tuttavia premettere che spesso le conseguenze di un trauma sono state tanto esigue
da poter essere considerate trascurabili, altre volte invece, l'evento traumatico ha
provocato uno squilibrio nello sviluppo armonico dell' apparato stomatognatico con
significative ripercussioni anatomiche, fisiologiche e psicologiche.
Da questa casistica generale di 106 pazienti abbiamo estratto un secondo gruppo di 32
soggetti, nei quali era accertabile con precisione il tipo di trauma subito in dentatura
decidua, e su questa base abbiamo distinto tre grandi gruppi : le fratture (tab. II), le
lussazioni complete (tab. III), le sublussazioni intrusive (tab. IV).
![]() |
La frequenza delle anomalie ex trauma nella nostra
casistica di 106 soggetti è stata la seguente: (fig. 1)
|
![]() |
Il grafico di fig.2 ottenuto dall'analisi del
secondo gruppo, di 32 pazienti, mostra risultati praticamente sovrapponibili al
precedente.
|
| Occorre però precisare che tali casistiche derivano da un reparto ortodontico e pertanto non possono esprimere l'incidenza in senso assoluto di tali anomalie. | |
Le anomalie di sviluppo, reperite in 28 pazienti,
corrispondenti al 26.41 % della casistica, sono quasi tutte rappresentate da incurvamenti
corono-radicolari più o meno accentuati.
Spesso si tratta di anomalie morfologiche che costringono l'operatore ad un' avulsione
dell' elemento anomalo.
Conseguenza frequente della dilacerazione è la malposizione secondaria degli elementi
contigui, cui si associa il danno derivante dalla perdita dell' elemento avulso
particolarmente rilevante se appartenente al settore frontale.
Per quanto concerne le anomalie di struttura, 15
casi su 106, pari al 14.15%, queste sono rappresentate dalle ipoplasie dello smalto,
infatti il traumatismo dei germi dentari in una fase precoce di sviluppo, può determinare
lesioni dello strato ameloblastico per cui difficilmente si avrà "restitutio ad
integrum" (5).
Nei punti in cui lo smalto ha subito un'interruzione si possono trovare delle apposizioni
di cemento sulla dentina, oppure quest'ultima può comunicare direttamente con l'esterno.
Di conseguenza lesioni limitate all' organo dello smalto si possono tradurre in macchie
ipocalcificate, di colore bianco giallastro sulla superficie del dente permanente.
Tali anomalie sono quelle che gli Autori francesi definiscono distrofie coronariche
traumatiche.

Studiando la relazione tra il tipo di lesione e le loro conseguenze in dentatura
permanente abbiamo notato come il trauma generante una lussazione intrusiva provochi più
frequentemente (81.81% dei casi) un anomalia di sviluppo (dilacerazione), mentre le
fratture sono spesso seguite, a distanza di qualche anno, da anomalie di posizione o di
eruzione (66.66 %). La lussazione completa può essere correlata con delle anomalie di
posizione e di eruzione (46.6 %) oppure non causare alcuna anomalia (40 %).
Il rapporto intercorrente tra l'età
del paziente al momento del trauma ed il tipo di conseguenza mette in luce alcuni aspetti
correlati alla cronologia della maturazione degli elementi permanenti (fig. 17).

Le anomalie di struttura sono il prodotto di traumi che si verificano tra 1 e 2.5 anni,
mentre quelle di sviluppo sono comprese soprattutto fra i 2.5 ed i 5 anni. Le anomalie di
posizione presentano, nel range considerato, una certa proporzionalità di crescita in
relazione all'età aumentando progressivamente da 1 a 5 anni. Tali osservazioni confermano
quanto si deriva dall' analisi della letteratura, ed in particolare dai lavori di
Andreasen e Ravn del 1971 (6) in cui si sottolinea la massima frequenza di malformazioni
nei pazienti con meno di 2 anni. Addirittura Selliseth (7) giunge ad affermare che le
lesioni traumatiche subite nel primo anno di vita, indipendentemente dal tipo, producono
comunque effetti rilevanti sui germi dei permanenti.
In base alla letteratura e alla personale esperienza, risulta evidente la maggior
pericolosità dei traumi intrusivi in quanto capaci di dislocare il germe del permanente
in fase di sviluppo e in quanto molto spesso ne determinano la dilacerazione.
Per meglio comprendere le problematiche valutative,
connesse a tali anomalie ex-trauma, è necessario fare alcune premesse di carattere
medico-legale.
In ambito civilistico, la valutazione del danno,
come quello inerente altri campi applicativi, verificatosi con le prerogative del danno
ingiusto, a seguito di un fatto doloso o colposo (art. 2043), oppure in conseguenza di una
prestazione non perfettamente eseguita (art. 1218), tenendo presenti le ultime
acquisizioni dottrinarie, giuridiche, medico-legali, e le più recenti evoluzioni
giurisprudenziali in tema di risarcimento del danno alla persona in responsabilità
civile, assume caratteristiche peculiari in relazione alle particolarità
anatomo-funzionali dello stesso.
Da sottolineare infatti che l'attuale conoscenza delle correlazioni funzionali tra le
varie componenti dell'apparato odontostomatologico, ha permesso di attribuirgli un valore
assai maggiore di quello rivestito in passato, quando punto di riferimento essenziale, se
non esclusivo, era considerata la funzione meccanica della masticazione ed anche questa
era legata in modo esclusivo alla integrità delle strutture dentarie ed osteo-articolari.
Nella moderna concezione assume un significato di rilievo la correlazione con la funzione
digestiva di cui l'apparato masticatorio è fattore non secondario, da cui l'opportunità
di valutare gli esiti della menomazione dell' apparato, avendo come dato di riferimento
anche la funzione digestiva nel suo complesso.
L'espansione del settore morfo-funzionale dell' organo masticatorio può attuarsi anche
tramite correlazioni neuro-psichiche, cui possono addebitarsi, in caso di menomazione,
gravi turbe della cenestesi e persino del comportamento, in misura tale da rendere
difficili i rapporti interpersonali e sociali.
Appare quindi evidente che la valutazione civilistica del danno permanente risulti in
questo settore della lesività particolarmente complesso per le interrelazioni esistenti
tra la funzione masticatoria, funzione digestiva, funzione fonatoria ed estetica.
Una singolare situazione questa, la quale esige che le varie entità menomative da
valutare non siano oggetto di una generica disamina, bensì di un attenta e separata
rilevazione delle singole componenti del danno funzionale, per riconoscere quale delle
funzioni sia compromessa, quale sia compromessa temporaneamente e quale in modo permanente
e, infine, operare una globale valutazione della compromissione funzionale generale.
Queste premesse ci danno la misura delle difficoltà di base che possono essere
riscontrate in questo specifico ambito valutativo, forse più che in altri campi della
medicina, specie se si vogliono esprimere valutazione corrette, il più possibile aderenti
alla realtà clinico-obiettiva del caso esaminato, si da non essere pregiudizievoli per il
leso e per chi deve rispondere del danno.
A tali difficoltà iniziali, inerenti appunto l'eccezionale complessità strutturale e
funzionale dell' apparato in esame, se ne aggiungono altre legate al caso concreto, ed in
particolare alle incertezze o alle vere e proprie lacune presentate dallo stato anteriore
del leso che, soprattutto in odontostomatologia, è contrassegnato, non raramente, da
preesistenze morbose con riflessi invalidanti. Tale pregiudizio conoscitivo compromette
sicuramente l'obbiettività valutativa, attribuendole spesso carattere di indagine
presuntiva, sia nell' affermazione del nesso di causalità tra trauma e reliquato, che
nella valutazione dell' entità del danno permanente.
La valutazione degli effetti del danno ex-trauma in dentatura decidua, in relazione a
quelle che potranno essere le conseguenze menomative sulla dentatura permanente, è
pertanto di particolare difficoltà, in quanto la menomazione derivante da tali lesioni
non può essere inquadrata solo in relazione allo stretto rapporto cronologico con
l'evento lesivo, ma va osservata anche nella prospettiva di future modificazioni
peggiorative a carico della totalità dell'apparato stomatognatico.
Pare pertanto opportuno distinguere il danno futuro, definito come "quel danno che,
pur non ancora verificatosi verosimilmente si produrrà in base all' ordine naturale delle
cose", dal c.d. danno aleatorio, che è invece un danno possibile ma non probabile.
Alcuni autori (8) al fine di poterne valutare esattamente le conseguenze menomative, hanno
proposto un periodo di attesa variabile a seconda della lesione iniziale, indispensabile
per poter ottenere la stabilizzazione clinica e poter quindi verificare l' effettiva
entità delle menomazioni residuate.
Il danno alla persona può essere definito come una
modificazione peggiorativa dello stato anteriore del soggetto considerato nel suo
complesso somato-psichico.
I fattori che conducono al realizzarsi del danno dentario ex-trauma sono:
Per evento lesivo si deve intendere il momento
d'incontro tra l'agente vulnerante e le arcate dentarie del bambino.
Per lesione si intende il processo morboso che altera l'integrità anatomo-funzionale e
che segue immediatamente il trauma.
La menomazione è invece la conseguenza ultima che compromette l'efficienza funzionale,
estetica e/o fonatoria ovverosia, quei postumi che possono interessare la vita di
relazione e/o la futura capacità lavorativa del bambino.
In ambito civilistico il danno risarcibile si distingue in:
Il danno extrapatrimoniale è tipicamente
rappresentato dalla condizione di sofferenza fisica e/o morale (turbatio animi, pretium
doloris) ovvero nella ridotta capacità di mantenere le precedenti attitudini alla vita di
relazione considerata come fonte di appagamento personale e pertanto estraneo a qualsiasi
riflesso economico, che sfugge pertanto alla valutazione del perito ma che trova il suo
apprezzamento nella valutazione equitativa del giudice.
E' la conseguenza economicamente valutabile di una
modificazione peggiorativa del modo di essere di una persona, cioè di una menomazione che
produce effetti economici in senso lato sull' individuo, inteso come entità somatica e
psichica.
Nell' ambito del danno patrimoniale si distinguono:
In genere non si concretizza l'ipotesi di un
risarcimento conseguente ad inabilità permanente parziale, tale da incidere sulla
specifica capacità lavorativa del bambino, in quanto lo stesso, non svolge, in genere,
alcuna attività lavorativa e quindi non va incontro ad un mancato guadagno. Possono però
verificarsi alcune eccezioni, quali ad esempio per i bambini-lavoratori dello spettacolo.
Per quanto concerne l'invalidità permanente da danno biologico da lesioni dell' apparato
odontostomatologico nel bambino, si deve tener presente che spesso si tratta di un danno
potenziale, cioè un danno che non si è ancora concretizzato, pur essendosi già
verificata la lesione traumatica.
Secondo le più recenti acquisizioni dottrinarie la valutazione del danno patrimoniale da
inabilità permanente parziale, si articola su due cardini principali: una componente
biologica, la cui valutazione presuppone un accertamento della natura dell' alterazione
somatopsichica, e su una componente che ha riflessi sulla capacità lavorativa specifica
del soggetto.
Una soddisfacente trattazione del tema in esame non può che essere derivata dagli apporti
innovativi culturali e giurisprudenziali che, specie nell'ultimo decennio, hanno
profondamente trasformato il sistema valutativo civilistico del danno alla persona,
tramite l'elaborazione del concetto di "danno alla salute" e il riconoscimento
dell'ammissibilità della sua tutela risarcitoria, che ha segnato di fatto un felice
superamento dell'angusto ambito di risarcimento dei danni "ingiusti", solo se
produttivi di negativa incidenza economica. Si sono abbandonate quelle "fictiones
juris" giurisprudenziali e pratiche, che hanno in passato prodotto proliferazione di
voci risarcitorie, ingiustizie e disparità di liquidazione, tutte conseguenti a posizioni
di autentica "invenzione" o "mistificazione", come quella di
immaginare un mancato guadagno, meccanicamente desumibile da un' ipotetica riduzione della
capacità di lavoro conseguente a menomazioni permanenti anche di modestissima entità,
ciò al fine di attribuire loro un chiaro valore patrimoniale e di renderle pertanto
risarcibili, sempre e comunque, sottraendole così alle limitazioni poste dagli articoli
185 C.P. e 2059 C.C.
La precedente dottrina aveva fatto ricorso all' artificio secondo cui la compromissione
della funzione masticatoria avrebbe inciso sulla capacità lavorativa del leso, in quanto
comportante una riduzione dell'apporto di energie necessarie all'espletamento di una
qualsiasi attività lavorativa, manuale o intellettuale, anche leggera che fosse.
La Corte Costituzionale,con sentenza del 1979, riconobbe legittima l'esistenza e
l'autonoma risarcibilità del danno alla salute, sulla base dell' art. 32 della
Costituzione.
In sintesi due sole voci di danno da inabilità permanente:
- Il danno alla salute, "componente costante" (danno evento)
- Il danno patrimoniale in senso stretto in caso di invalidità permanente con riflessi
sull' attività lavorativa (purché si tratti di una perdita reale rigorosamente provata
ex art. 2697 C.C.)
Come già ricordato precedentemente il trauma
incidente sui denti decidui può provocare, se occorso in epoca molto precoce ed a seconda
della sua entità e localizzazione, squilibri notevoli nell'organizzazione morfologica
della faccia per una modificazione qualitativa e quantitativa degli impulsi provenienti
dal "sistema dentale".
Ne è prova l'estrazione unilaterale molto precoce del primo o del secondo molaretto
superiore, che può determinare una cospicua asimmetria facciale per insufficiente
sviluppo delle ossa della metà della faccia corrispondente alla sede di estrazione.
Così come la perdita molto precoce degli incisivi può influire sul potenziale
ingrandimento dell'arcata inferiore.
Le conseguenze del trauma occorso precocemente in dentatura decidua sulla futura
organizzazione del volto sono però solo ipotizzabili. Infatti, poiché non si verificano
costantemente, non sono prevedibili con certezza e perciò praticamente non risultano
quantificabili (danno aleatorio), in quanto nella loro estrinsecazione possono aver inciso
condizioni anatomo-funzionali precedenti o concomitanti al trauma, quali abitudini
viziate, o tipi scheletrici che possono influenzare, con la loro vettorialità di
crescita, il determinarsi di una malocclusione più o meno grave.
Nessun rilievo assume, ovviamente, la perdita di un solo elemento deciduo quando la stessa
ha luogo poco tempo prima della sua normale caduta, invece nel caso in cui il trauma
agisca molto tempo prima, si potrà ovviare al danno masticatorio, ed al futuro danno
ortodontico, mediante l'applicazione di una protesi, in genere mobile.
In tale circostanza potrebbe opinarsi un danno minimale, transitorio, valutabile sulla
base dei costi indotti da eventuali trattamenti sanitari.
Infatti, nel caso, in cui si renda necessario, sotto il profilo masticatorio od
ortodontico, si potrà procedere all' applicazione di una protesi che possa ridurre il
danno stesso: il suo costo sarà il primo elemento di giudizio utile da fornire
aggiungendo, ove la comune esperienza clinica lo consenta, la valutazione della
circostanza che la perdita traumatica degli elementi dentari può, se non pregiudicare,
rendere più complessa e ricca di interrogativi l'esecuzione di una cura ortodontica
necessaria per il paziente in oggetto, a causa di condizioni congenite, dentarie ed ossee,
preesistenti al danno traumatico stesso.
Il danno estetico conseguente alla perdita di elementi dentari decidui impone altre
riflessioni. Anche per esso va preliminarmente considerato, in particolare per gli
incisivi, il tempo che sarebbe trascorso prima della loro normale caduta.
Se tale tempo sarà breve allora il bambino non subirà pregiudizio alcuno, perchè nella
maggior parte dei casi i denti saranno vacillanti e il piccolo sarà già abituato all'
idea di perderli. In caso invece che il trauma abbia agito molto prima della loro normale
caduta, alla scomparsa degli incisivi superiori decidui, consegue un danno estetico,
talora unito ad una apprezzabile alterazione fonatoria che, concretizzando un pregiudizio
di cui tener conto.(9)
Le risultanze derivabili dall' esame della
letteratura specialistica ed in specie nella casistica esaminata, suggeriscono anzitutto
una grande prudenza nell' esprimere un giudizio valutativo da perdita dentaria ex-trauma
in dentatura decidua. Ciò in relazione all'aleatorietà di un giudizio prognostico nel
caso di specie, fatti salvi quei casi in cui si possa soprassedere al "periodo di
attesa" in quanto ci troviamo di fronte ad un tipico caso di danno futuro.
Ci sembra inoltre di poter affermare che il comportamento cui attenersi debba riferirsi a
questi principi di carattere generale così riassumibili:
Dalla nostra ricerca si evince inoltre come l'evento
traumatico talora non risulti chiaramente identificato. Basti pensare che di 106 casi
esaminati solamente in 32 (30.18 %) è stato possibile risalire con esattezza alla
tipologia della lesione conseguita al trauma subito.
Ciò rende altresì impossibile una corretta interpretazione del dato inerente la
menomazione residuata ed una sua correlazione all' età di produzione.
Si sottolinea pertanto la necessità di una anamnesi quanto più approfondita possibile,
nonché l'opportunità di effettuare studi longitudinali, su di un campione
statisticamente significativo, che permettano (od escludano), una più stretta
correlazione tra il tipo di lesione e la futura menomazione, evenienza questa che
consentirebbe, oltre ad una prognosi più precisa, un più esatto e preciso inquadramento
delle problematiche valutative medico-legali.
Dr. Gabriele Floria editor@vjo.it
Virtual Journal of
Orthodontics
Copyright © 1996-99
All rights reserved.