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Published on 03/09/96
LE PROTEINE
DELLA MATRICE EXTRACELLULARE NELL'AMBITO DEL RIMODELLAMENTO OSSEO
Isabella Manetti DDS, Firenze
INTRODUZIONE
L'osso è un tessuto dinamico , che si rimodella continuamente per tutto l'arco della
vita.
Le sue proprietà dipendono dalla componente extracellulare la cui struttura è costituita
da due fasi: una fase solida minerale e una fase organica in stretta associazione (tab.
1).
| COMPONENTI EXTRACELLULARI
DEL TESSUTO OSSEO |
| Fase minerale |
Fase Organica |
| Calcio e fosforo |
Collagene tipo I |
| |
Collagene tipo III |
| |
Collagene tipo IV |
| |
Proteine non collageniche |
La fase minerale è costituita da calcio e fosfato e può essere paragonata ad una
idrossiapatite poco cristallizzata che viene depositata in stretto rapporto con le
fibrille collagene e principalmente in siti particolari, cioè negli spazi vuoti che si
creano nelle fibrille al momento dell'aggregazione molecolare ed è probabile che la
formazione e la disposizione della fase inorganica siano determinate in parte da tale
matrice (1).
La fase organica o matrice extracellulare è costituita per il 90-95% da collagene di tipo
I e per la restante porzione da proteine non collageniche tra cui troviamo proteine
contenenti l'acido a-carbossi-glutammico, glicoproteine, sialoproteine e fosfoproteine
(tab. 2).
| PROTEINE NON COLLAGENICHE |
1) PROTEINE CON AC.
GAMMA-
CARBOSSI GLUTAMMICO |
2) GLICOPROTEINE |
3) PROTEOGLICANI |
| A) OSTEOCALCINA |
A) OSTEONECTINA |
A) G.A.G. |
| B) PROT. GLA |
B) FOSFATASI ALCALINA |
B) BIGLICANO |
| |
C) FIBRONECTINA |
C) DECORINA |
| |
D) TROMBOSPONDINA |
|
| |
E) OSTEOPONTINA |
|
| |
F) SIALOPROTEINE OSSEE |
|
Inoltre sono presenti altre importanti proteine, alcune delle quali ancora in via di
caratterizzazione (tab. 3).
| ALTRE PROTEINE |
| A)FATTORI DI CRESCITA (GF) |
B) PROT. MORFOGENETICHE
fattori osteoinduttivi
osteogenina |
| C) COMPONENTI DI SINTESI OSTEOCLASTICA |
| D) ALFA 2 HS GLICOPROTEINA |
Durante l'arco della vita, il tessuto osseo va incontro ad un processo di rimodellamento
che coinvolge un numero di funzioni cellulari dirette al riassorbimento e alla formazione
coordinata di nuovo osso (2).
Tale processo è regolato da fattori sistemici e da fattori locali che influenzano le
cellule della linea osteoclastica e osteoblastica ed esercitano i loro effetti su :
- a)la replicazione di cellule non differenziate
- b)il reclutamento cellulare
- c)la funzione differenziata delle cellule
Il prodotto finale del rimodellamento
è il mantenimento della matrice ossea mineralizzata attraverso un meccanismo regolato da
ormoni polipeptidici, steroidei e tiroidei , come anche da fattori locali che giocano un
ruolo diretto ed importante. Il rimodellamento osseo implica la continua rimozione di
tessuto (riassorbimento) seguito dalla sintesi di nuova matrice .
In più è una parte integrante dell'omeostasi del calcio poichè la continua rimozione di
osso per opera degli osteoclasti, conduce alla liberazione di calcio e costituenti della
matrice nel siero.
Tali costituenti possono essere usati come markers del processo di riassorbimento, e i
componenti liberati durante la sintesi osteoblastica della matrice potrebbero essere
assunti come marker della formazione ossea.
In approfondite ed estese ricerche negli ultimi dieci anni si è individuata una grande
varietà di markers di attività cellulare nell'osso.
I livelli sierici ed urinari di questi markers si sono dimostrati correlati al
rimodellamento come confermato dalla istomorfometria ossea e dalla cinetica del calcio.
L'espressione dei markers associati con il fenotipo osteoblastico (fosfatasi alcalina,
osteocalcina metaboliti del collagene) dipende dal processo di differenziazione e dal
ciclo cellulare.
Studi sulle culture differenziate di osteoblasti di pulcino hanno dimostrato che i
metaboliti del collagene si esprimono prima della fosfatasi alcalina mentre l'osteocalcina
viene secreta in elevate concentrazioni in relazione all'inizio della mineralizzazione.
Vale la pena sottolineare che i livelli di markers ossei nelle urine e nel siero
riflettono il prodotto della produzione cellulare e il numero di cellule attive in quel
momento . Il marker ideale della formazione ossea dovrebbe essere una proteina strutturale
rilasciata nel sangue in quantità proporzionale alla sua incorporazione nell'osso e la
frazione di rilascio dovrebbe cambiare negli stati patologici.
Inoltre dovrebbe essere noto il suo percorso metabolico e l'emivita sierica.
Gli osteoblasti producono collagene, un diverso numero di proteine della matrice non
collageniche e enzimi che partecipano alla regolazione della mineralizzazione ossea.
Benchè nessuna di queste proteine incontri tutti i requisiti ideali, molte possono essere
dosate nel siero come indicatori discretamente affidabili di attività osteoblastica.
IL COLLAGENE
Come molti altri tessuti connettivi, la proteina fibrosa collagenica è il componente
strutturale primario dell'osso ed il principale prodotto di secrezione degli osteoblasti.
E' una molecola composta de tre catene polipeptidiche, dette catene alfa, che formano una
struttura a tripla elica.
Il collagene osseo è differente da ciò che troviamo in altri tessuti, poichè è
composto quasi esclusivamente da collagene di tipo I (circa il 90%), contenente due catene
alfa 1 e una catena alfa 2, con solo piccole tracce di altri tipi come il tipo III e V
(tab.4).
Questi altri tipi di collagene sembrano essere implicati nella regolazione del diametro
fibrillare , ed i loro bassi livelli possono spiegare la dimensione relativamente grande
delle fibrille presenti nell'osso.
Tale processo di formazione non è stato ancora ben chiarito , ma sembra che la
deposizione dei diversi tipi di collagene possa essere mediata dalla rimozione di un
precursore post-trascrizionale non collagenico, attraverso specifiche peptidasi seguito
dalla formazione di cross-links, attraverso la conversione di residui di lisina ed
idrossilisina in derivati aldeidici, attuata da adeguate ossidasi.
Nell'osso il collagene di tipo I contiene prevalentemente residui di galattosil-OH-lisina,
in contrapposizione agli altri tessuti connettivi che presentano numerosi residui di
glucosil-galattosil-OH-lisina.
Inoltre presenta un numero minore di legami (cross-links), probabilmente dovuto al rapido
turn-over cui è sottoposto il tessuto osseo.
Nonostante queste proprietà, sembra però che non siano le fibrille collageniche a
mediare direttamente la deposizione di idrossiapatite; queste ultime infatti sono
probabilmente rivestite da un numero di differenti proteine , ed è possibile che il
collagene orienti queste proteine in modo tale da mediare gli eventi della
mineralizzazione.
PROTEINE NON COLLAGENICHE
Circa il 10% della componente organica dell'osso è costituita da una larga varietà di
proteine non collageniche , i cui livelli sono dipendenti dall'età, dalla maturazione
ossea e dalla loro stessa degradazione (fig.1).
- 1) PROTEINE CONTENENTI AC.
GAMMA-CARBOSSI-GLUTAMMICO
-a) OSTEOCALCINA: è stata una delle prime proteine della matrice ad essere stata
descritta (13).
Compare tardivamente nello sviluppo del tessuto osseo ed è peraltro l'unica proteina
presente esclusivamente nell'osso e nella dentina (14).
La sua espressione è regolata dalla vitamina D e da enzimi vitamina K dipendenti (in uno
studio su ratti trattati con warfarin si è notata una alterazione post-trascrizionale
della proteina stessa).
Per il fatto che compare tardivamente nella maturazione tissutale , viene spesso messa in
relazione con un inizio di turn-over metabolico.Ha inoltre una modesta affinità per il
calcio.
E' stato suggerito infatti che possa rappresentare un fattore chemiotattico per i
precursori degli osteoclasti e che possa influenzare l'attività di tali cellule
nell'ambito del rimodellamento osseo.
-b) PROTEINA GLA DELLA MATRICE: è presente sia nella cartilagine che nell'osso in
fasi precoci di maturazione e , poichè la sua sintesi è stimolata dalla vitamina D prima
della fase di mineralizzazione, sembra essere implicata nella regolazione dell'omeostasi
del calcio.
- 2) GLICOPROTEINE
- a) OSTEONECTINA: questa glicoproteina acida è
altamente presente nella matrice ossea e a causa della sua alta affinità per il collagene
(16) e per alcuni ioni minerali , è stata spesso considerata un precursore della
mineralizzazione (fig.2).
Recenti studi hanno evidenziato la presenza di osteonectina in molti tessuti non
mineralizzati, dove assume una diversa nomenclatura (SPARC, BM 40, PROT.44-K) e ciò ha
suggerito una funzione più generalizzata della stessa(4).
E' espressa attivamente in tessuti atti alla steroidogenesi e alla sintesi di proteine
della membrana basale, così come nell'osso a mineralizzazione encondrale ed
intramembranosa, e nella cartilagine.
- b) FOSFATASI ALCALINA: la fosfatasi alcalina totale
(tAP) è ancora il marker osseo più usato nella pratica clinica.
Nel sangue si ritrovano tre isoenzimi codificati da geni separati : fosfatasi alcalina
epatica, ossea e renale (17).
La fosfatasi alcalina intestinale e placentare esiste in minori concentrazioni.
La forma epatica e quella ossea si distinguono solo per sottili differenze nella
glicosilazione post-trascrizionale.L'enzima funzionale è legato in tetrameri alle
membrane cellulari e alle vescicole citoplasmatiche , mentre la tAP sembra rappresentare
la parte versata.
Essa ha la capacità di spezzare il fosfato inorganico dal fosfato organico, aumentando il
prodotto calcio-fosfato e permettendo la mineralizzazione, ma agisce anche sul pirofosfato
inorganico che è un potente inibitore della mineralizzazione.
Mutazioni nella regione funzionale dell'enzima , come riscontrato nell'ipofosfatemia, sono
caratterizzate da gradi variabili di osteomalacia e rachitismo, indicando che tale enzima
è essenziale per la normale mineralizzazione dell'osso.
La fosfatasi ossea costituisce circa il 50% della fosfatasi alcalina sierica ed ha una
emivita di 24-48 ore, variando con un ritmo circadiano con picchi nel pomeriggio e nella
notte.
Viene eliminata principalmente dal fegato e la sua clearance viene alterata in alcune
malattie epatiche, come nella cirrosi biliare primitiva.
- c) FIBRONECTINA: è una delle più versatili fra le
proteine della matrice extracellulare, in quanto partecipa ad un gran numero di processi
extracellulari, quali la migrazione cellulare, l'attacco cellulare e l'organizzazione
della matrice(12).
Chimicamente è un dimero composto di due subunità simili ma non identiche prodotto dagli
osteoblasti e regolato dal TGF-b.
Il ruolo della fibronectina nel metabolismo osseo non è stato investigato
approfonditamente; in studi sulla formazione ossea indotti da polvere di osso
mineralizzato, la fibronectina viene sintetizzata durante lo sviluppo osseo.
Essa è inoltre presente attorno agli osteoblasti durante l'osteogenesi, anche se non è
stato determinato se è un componente integrale della matrice ossea.
- d) TROMBOSPONDINA: è una glicoproteina trimerica
costituita da subunità identiche fra loro che si legano ad una lunga lista di tessuti
connettivi e a proteine sieriche (7).
Si lega inoltre al calcio, all'idrossiapatite e all'osteonectina.
E' localizzata negli a-granuli delle piastrine ed è distribuita in una varietà di
tessuti come la giunzione dermo epidermica cutanea, in piccoli vasi sanguigni di molti
tessuti che circondano le fibre del muscolo scheletrico, sotto l'epitelio ghiandolare, e
negli spazi peritubulari di cute e polmoni.
Generalmente è presente durante gli stadi della proliferazione cellulare , della
migrazione e adesione intercellulare (9).
E' prodotta da molti tipi di cellule fra cui gli osteoblasti e le sue funzioni variano
dall'aggregazione piastrinica , all'organizzazione dei componenti della matrice
extracellulare in virtù della sua capacità di legarsi con più sostanze.
- e) OSTEOPONTINA: mediante metodiche immuno
istochimiche, l'osteopontina è stata localizzata specificamente nella matrice
extracellulare dell'osso lamellare durante l'ossificazione encondrale ed intramembranosa
nel ratto.
Sembra esistere in numerose forme a seconda dei livelli di fosforilazione (11) ed è
prodotta da diversi tipi di cellule quali condrociti, cellule ossee, monociti, cellule dei
tubuli renali.
La sua funzione in vitro è simile a quella della fibronectina, come mediatore
dell'aggregazione cellulare (6).
- f) SIALOPROTEINA OSSEA (BSP-II): è stata ritrovata
solo in osteoblasti , osteociti, ed a bassi livelli in condrociti fetali ipertrofici.
Come l'osteopontina presenta una attività in senso di ancoraggio cellulare , anche se
agisce solamente ad alte concentrazioni e per un tempo meno prolungato (5).
E' una molecola ricca di acido aspartico, glutammico e glicina ed è composta per un 50 %
da carboidrati.
Recentemente è stata utilizzata per isolare un sito di legame sulla superficie cellulare,
identificato come un recettore per le integrine, attivo nel legare molecole di
osteopontina.
- 3) PROTEOGLICANI
Una delle classi di proteine non collageniche maggiormente rappresentate nella matrice
mineralizzata sono i proteoglicani (8).
Queste molecole sono composte da un nucleo proteico cui si attaccano lunghe catene
saccaridiche, denominate glicosamminoglicani (GAG) (15).
La composizione dell'unità disaccaridica determina il tipo di G.A.G.
Troviamo fra essi : il condroitinsolfato (CS), il dermatansolfato (DS), l'eparansolfato
(HS), il cheratansolfato (KS) e l'acido ialuronico (HA).
L'osso contiene catene di G.A.G. molto più lunghe della cartilagine ed inoltre nel
tessuto subperiosteale in sviluppo, sono state identificate due classi di proteoglicani
denominate PG I o biglicano e PG II o decorina(fig.3) (3).
Nel tessuto osseo il biglicano e la decorina sono stati entrambi immunolocalizzati nella
matrice e nelle cellule di aree ossee di nuova formazione.
In altri tessuti connettivi, il biglicano è predominante in prossimità di cellule
endoteliali, epiteliali e muscolari, mentre la decorina è localizzata nel derma, nei
tendini, nella sclera e nella cornea.
Biglicano e decorina differiscono significativamente nel processo di sintesi, secrezione e
deposizione nella matrice.
Sono depositati circa in egual quantità, ma il biglicano è modificato, secreto e
degradato molto più velocemente.
Inoltre la vitamina D ne diminuisce la sintesi, mentre sembra non interagire con quella di
decorina.
ALTRE PROTEINE
- 1) FATTORI DI CRESCITA (GF) : un diverso
numero di fattori di crescita è stato isolato dalla matrice ossea mineralizzata (10); tra
questi ritroviamo: a) GF insulino simili : sono polipeptidi ormono-dipendenti con un peso
molecolare di 7.600. Sono state caratterizzate due IGF: la I e la II. Questi peptidi sono
sintetizzati da più tessuti incluso l'osso, ed hanno proprietà biologiche simili,
benchè la IGF I sia circa sette volte più potente della II.
E' stato dimostrato, con analisi biochimiche ed istomorfometriche , che la IGF I accentua
la sintesi del collagene e della matrice ossea e che stimola la replicazione di cellule
della linea osteoblastica.
E' probabile quindi che giochi un ruolo fondamentale nel processo di formazione ossea e
nel mantenimento di tale massa.
Il processo di sintesi di tali fattori di crescita sembra essere mediato da fattori quali
il PTH, le prostaglandine E2 e la beta 2 microglobulina.
Inoltre le cellule ossee secernono proteine leganti le IGF , che possono neutralizzare o
rafforzare l'attività biologica di tali fattori o essere coinvolte nel trasporto delle
IGF alle cellule bersaglio.
b) GF beta trasformanti: sono polipeptidi che giocano funzioni molteplici nella
regolazione del normale metabolismo cellulare.
Il TGF beta viene sintetizzato da molti tessuti incluso l'osso, dove sembra stimolare la
replicazione dei precursori cellulari della linea osteoblastica ed avere un effetto
stimolatorio diretto sulla sintesi del collagene osseo.
Inoltre diminuisce il riassorbimento osseo, poichè i suoi valori aumentano
significativamente in presenza di ormoni, quali il PTH, che favoriscono il processo
degradativo.
c) GF fibroblastici: sono polipeptidi acidi e basici, leganti l'eparina , sintetizzati dal
sistema nervoso centrale e da una varietà di tessuti normali e maligni, che rivestono un
ruolo di primaria importanza nel processo di guarigione delle ferite.
Le FGF acide e basiche contenute nell'osso stimolano la replicazione cellulare e la
sintesi di collagene attrverso l'aumentato numero di cellule. Non sembrano invece
modificare il riassorbimento o la degradazione della matrice.
d) GF piastrino derivato: il PDGF viene prodotto da tessuti normali e neoplastici a
conferma della sua capacità di azione come regolatore sistemico o locale di crescita
tissutale. E' un dimero che stimola il riassorbimento osseo e la replicazione cellulare e
svolge un ' importante azione nel rimodellamento e nella guarigione ossea, pur non agendo
direttamente sulla funzione differenziata dell'osteoblasta.
- 2) PROTEINE MORFOGENETICHE DELL'OSSO
(osteogenina e fattori osteoinduttivi): sono proteine geneticamente distinte spesso
associate al TGF beta nella formazioine di tessuto osseo , delle quali non è stata
identificata charamente la sintesi ed il processo di assorbimento sierico.
- 3) COMPONENTI DI SINTESI OSTEOCLASTICA: è
noto come nel tempo tutte le proteine non collageniche vengano lentamente degradate.
Gli enzimi che mediano questa degradazione sono proteasi ossee capaci di eliminare
molecole di osteonectina e osteopontina.
Durante il riassorbimento, gli osteoclasti aderiscono alla superficie ossea formando un'
area assimilabile ad un lisosoma extracellulare.
Gli enzimi lisosomiali sono trasportati in questo compartimento extracellulare che viene
acidificato attraverso l'azione di una pompa protonica. Gli enzimi presenti, a questo
punto, sono capaci di degradare i componenti della matrice extracellulare.
- 4) ALFA 2 HS GLICOPROTEINA: è un dimero
composto da due catene A e B che presentano entrambe la sequenza ALA-ALA o PRO-PRO.
Attraverso l'utilizzo di metodiche radioattive è stato stimato che circa il 40 % della
proteina prodotte nel fegato si ritrova nel tessuto osseo, dove è concentrata cento volte
di più che nel siero.
Nell'osso la sua quantità diminuisce con l'età e sembra essere attiva nel processo di
rimodellamento, attraverso l'azione chemiotattica sui monociti e sui macrofagi.
E' quindi possibile pensare ad una sua funzione nell'attivazione di precursori
osteoclastici durante il turn-over osseo.
CONCLUSIONI Il rimodellamento
osseo avviene in sedi circoscritte della superficie ossea, ad opera di milioni di unità
funzionali denominate Basic Multicellular Units (BMU), ognuna delle quali evolve con una
sequenza fissa che comprende l'iniziale rimozione di un volume microscopico di osso e la
sua successiva sostituzione con osso di nuova sintesi.
La relazione temporale tra riassorbimento e formazione prende il nome di accoppiamento. I
markers biochimici, ritrovabili nel tessuto osseo riflettono l'entità globale di tali
processi.
Il principale determinante dell'attività metabolica totale dello scheletro è
rappresentato dalla velocità con cui nascono le nuove unità di rimodellamento, che viene
detta frequenza di attivazione.
Di conseguenza, il livello dei markers biochimici di turn over osseo indica principalmente
la frequenza di attivazione del metabolismo osseo. In condizioni normali e nella maggior
parte delle malattie metaboliche dell'osso, l'esistenza dell'accoppiamento dei due
processi e l'asincronia fra le varie BMU, fa si che i livelli di riassorbimento e di
formazione siano altamente correlati fra loro.
Di conseguenza, sia i markers di formazione, sia quelli di riassorbimento, danno
informazioni simili, che riflettono l'entità del processo globale di rimodellamento. Con
la presente review della letteratura , abbiamo voluto fornire un quadro generale sulle
attuali conoscenze dei processi di apposizione e riassorbimento, ed una visione globale
dei possibili fattori che li determinano. E' utile tener presente la necessità di
ampliare tali conoscenze, con studi sperimentali, allo scopo di poter individuare con
maggior precisione le proprietà di ogni elemento analizzato.
Ciò potrà essere di aiuto , in campo odontoiatrico, per progettare terapie riabilitative
di tipo implantologico o per favorire processi riparativi in regioni lesionate.
Le conoscenze attuali, pertanto, si spingono verso questo proposito, con lo scopo di
chiarire in modo migliore, sia a livello generale, sia in ambito odontostomatologico, il
fenomeno del rimaneggiamento osseo.
BIBLIOGRAFIA
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Autore :
Dr.ssa Isabella Manetti
manetti@vjo.it
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